Alla luce dei risultati emersi dal bollettino mensile pubblicato dalla BCE lo scorso 11 Settembre, i ministri dell’economia e delle finanze dei paesi aderenti all’Eurozona si sono dati appuntamento per ieri ed oggi a Milano nel tentativo di conciliare priorità, obbiettivi e bisogni per il rilancio dell’economia europea. Lo scontro tra falchi rigorosi e flessibili colombe si articola sulle condizioni dell’economia italiana e sul suo bilancio pubblico. I fondamentali macroeconomici del Belpaese sono peggiorati negli ultimi sei mesi, con le previsioni di crescita del PIL smentite dai dati trimestrali e con il bilancio pubblico sottoposto a forti tensioni a causa della dinamica inflazionistica, con il ministro Padoan che è chiamato alla difesa del duro lavoro svolto ed in procinto di svolgimento nel processo di razionalizzazione della spesa.

Ma il dibattito e l’incertezza non sono concentrati solo sull’Italia, nel mirino ci sono anche la scarsa attrattività nei confronti degli investimenti stranieri, un mercato del lavoro stagnante a causa dell’alto carico fiscale e bilanci pubblici appesantiti dal consistente ricorso all’indebitamento. Tutto questo sono circostanze diffuse in molti paesi dell’Eurozona che minano le prospettive di crescita del più grande mercato di beni e di capitali del mondo.

Secondo le dichiarazioni e le indiscrezioni, la riduzione del carico fiscale sul lavoratore dovrebbe procedere su quattro piani paralleli. Il primo piano è quello locale, i singoli governi dovranno impegnarsi in progetti di riforma del mercato del lavoro volti a risolvere specifiche problematiche di ogni paese, con l’individuazione di un massimo carico fiscale e lavoro concentrato sulle categorie con maggiori difficoltà occupazionali, evitando eccessive complicazioni del sistema di norme tributarie.

Il secondo piano d’azione dev’essere di tipo amministrativo contabile, una volta confermati i patti di consolidamento fiscale sarà fondamentale, per i governi impegnati nelle riforme, che queste avvengano senza ulteriori stress per i bilanci pubblici, quindi che vengano finanziate attraverso risorse già presenti nel sistema.

Il terzo piano d’azione è di tipo monetario, viene infatti affermata l’interdipendenza tra mercato dei capitali e mercato del lavoro, rendendosi quindi necessaria l’armonizzazione delle politiche occupazionali con le politiche attuate in merito al costo del denaro, riconoscendo che il coordinamento di questi due mercati può , attraverso meccanismi di compensazione e neutralizzazione, contribuire a una migliore ridistribuzione dei redditi.

Il quarto piano d’azione è di tipo sociale, va da se che per ottenere effettivi risultati sul piano occupazionale è necessario che le riforme siano ampiamente supportate sia politicamente che socialmente, quindi rivestono importanza prioritaria le consultazioni con tutte le parti in causa e, soprattutto, un’introduzione graduale delle riforme.

Marco Scaglione