Spesso la figura dello scienziato è associata a quella di un soggetto triste, magro, pallido, rinchiuso in un laboratorio ed avulso dalla realtà che lo circonda; quest’ultimo tratto sembra essere uno dei più curiosi.

Nonostante spesso siano uomini dotati di un intelletto considerevole, gli scienziati difficilmente compaiono tra coloro che animano la vita pubblica, politica, coloro che magari condizionano le nostre vite attraverso scelte di interesse comunitario.

Se c’è un uomo che è stato capace di sfidare questa consuetudine ed interpretare un ruolo centrale nella vita politica come in quellascientifica (ma anche in quella letteraria), quello è Benjamin Franklin.

Per gli statunitensi, Benjamin Franklin è divenuto un mito dal momento della sua scomparsa, avvenuta nel 1790, tanto che allora furono proclamati ben due mesi di lutto nazionale e, ancora oggi, il suo volto compare sulla banconota da 100 dollari.

Tutto questo affetto deriva di certo da una vita straordinaria, che lo ha visto tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza e durante la quale ha ricoperto diversi ruoli fondamentali nell’amministrazione americana, tra cui quello di ambasciatore.
Ma Franklin fu anche brillante scienziato ed inventore.

Tra le altre cose, è riconosciuto come inventore delle lenti bifocali e del parafulmine; proprio quello dell’elettricità fu uno dei principali ambiti di studio dello scienziato statunitense, nel quale, tra l’altro, è da considerarsi quasi un pioniere.

Nello specifico, Franklin teorizzò che tutti i fenomeni elettrostatici fossero dovuti ad una sorta di “fluido” elettrico, costituito di particelle; a questo, associò l’enunciato di uno dei principi ancora oggi alla base degli studi sull’elettrostatica, ovvero quello della conservazione della carica, per il quale, in un sistema chiuso (l’Universo, ad esempio) la quantità totale di carica rimane invariata (in parole povere, la carica non può essere distrutta o creata).

Franklin si approcciò anche allo studio dei primi prototipi di quelli che oggi vengono definiti condensatori, ovvero dei dispositivi creati per immagazzinare energia elettrostatica e ancora oggi di uso comune.
Tra i primi modelli di condensatore conosciuti al mondo si trova di certo la “bottiglia di Leida”, realizzata dagli studiosi dell’Università di Leida, per l’appunto, utilizzando una semplice bottiglia di vetro, dell’acqua e rivestendo la bottiglia con lamine metalliche.

Questo strumento, utilizzato per accumulare carica, per essere utilizzato richiede il collegamento ad un generatore di corrente.
Franklin approfondì le conoscenze riguardanti questa tipologia di condensatore, attraverso delle intuizioni simili a quelle che poi si sarebbero ritrovate negli studi sui dielettrici (i materiali non conduttori posti nei condensatori per aumentarne la capacità), ma anche e soprattutto attraverso la progettazione del primo modello di condensatore a piastre piane parallele.

Nel corso degli esperimenti legati a questi studi, però, a Franklin capitò un episodio tanto comico quanto spiacevole.
Collegando dei condensatori in parallelo (e ottenendo quindi un sistema con una capacità pari alla somma delle capacità dei singoli condensatori), Franklin immagazzinò una buona quantità di carica e pensò di utilizzarla per uccidere un tacchino.

L’esito, però, non fu quello desiderato; la carica accumulata colpì lo stesso scienziato americano, che rimase tramortito.
Ripresosi dal piccolo incidente, Franklin ironizzò sull’accaduto, dicendo che, nel tentativo di uccidere un tacchino, era quasi riuscito ad uccidere un’oca.

 

Alessandro Mercuri