Risale al 10 Settembre la prima parte di estenuanti discussioni ministeriali circa i tagli da stabilire per ripristinare un progetto politico fatto d’investimenti garanti la crescita economica italiana. Tra i numerosi punti da dibattere, fa spavento però constatare la semplicità con cui si discute di eventuali risorse da eliminare alla sanità.

Ammonterebbero circa a 3 miliardi di euro i tagli che il premier Renzi ha formulato in ipotesi, battendosi aspramente contro il Ministro della Salute in carica Beatrice Lorenzin, che ne concederebbe solo il 3%, vale a dire 40 milioni.

Come se non bastassero le solite prese di posizioni governamentali, tra l’altro mai univocamente accordanti, intervengono nella diatriba gli esponenti della Lega: a seguito di Salvini, ci sono Luca Zaia e Roberto Maroni.

“Se il governo pensa di tagliare anche un solo euro di spesa sanitaria al Veneto noi facciamo lo sciopero fiscale. Ma a Renzi voglio dire una cosa: se ha le palle approfitti della situazione, obblighi tutti ad applicare i costi standard. La siringa, lo stent, il pasto in ospedale devono costare ovunque la stessa cifra.” Così si esprime il governatore veneto, che ribadisce inoltre il grado di effimera equità tracciato dai servizi sanitari meridionali e quelli settentrionali. “Abbiamo 4 regioni meridionali che hanno un buco sanitario di 5 miliardi. Sono quelle che spendono di più e curano peggio, tanto che i loro pazienti scappano. Se si guardano le tabelle dei costi si vede che una garza nel meridione viene pagata anche il 620% in più.”

Affidarsi agli sprechi meridionali, per ribadire un sistema di servizio poco efficiente paragonato a quello nordico? In realtà, secondo gli ultimi documenti emergenti dall’indagine condotta dalle commissioni di Bilancio e Affari Sociali della Camera, ci troviamo di fronte ad un problema molto più complesso, che vede i cittadini quali vittime soggiogate dalla condizione stremate di affidarsi ad una sanità privata, e che rappresenta una spesa degli italiani maggiore di 30 miliardi l’anno.

Sono molte infatti le esigenze che la sanità pubblica non riesce a garantire in d’Italia, come raccontano gli ultimi dati forniti dal Censis: 12,2 mln di italiani richiedono servizi privati perché “nel pubblico bisogna aspettare troppo tempo” o perché si pensa che “pagando, si venga trattati meglio.” Sempre secondo il Censis, il 50% degli italiani ritiene inique le tasse sanitarie mentre il 41% dichiara che la sanità pubblica riesce a coprire solo le prestazioni essenziali.

I problemi derivanti dalla scarsità dell’efficienza al servizio, non riguardano quindi il solo meridione, statisticamente parlando. E mentre il premier cerca di raccattare qualche milione per gli investimenti dediti alla manovra 2015, le regioni all’unisono invocano una mobilitazione antagonistica a questa news – quella di tappezzare le pensioni a spese di strutture ospedaliere e servizi terapeutici. Ciononostante, i leghisti colgono l’affronto per dichiarare un vero e proprio stato di guerra nei confronti della scelta ancora tutta da valutare, come posta su twitter il leghista Maroni.

Inoltre non si dovrebbe dimenticare il famoso patto d’onore, secondo cui per il 2016 andrebbero stanziati 5 miliardi di euro per lo stesso servizio a cui adesso ne verrebbero detratti più della metà. Come cita lo stesso premier: “Se si rompe questo patto d’onore si rompe anche il rapporto di fiducia e collaborazione che noi, invece, vorremmo proseguire.”

Alessandra Mincone