Le elezioni federali negli stati tedeschi dell’ex Germania dell’Est, la Turingia ed il Brandeburgo (ex Prussia), hanno confermato alla guida i partiti uscenti:
rispettivamente il CDU della Merkel e l’SPD (socialdemocratici) in coalizione con la LINKE (post-comunisti tedeschi).

Fin qui nulla sembrerebbe cambiato e la situazione non sembrerebbe degna di nota ma se diamo un’occhiata ai dati elettorali nel loro complesso, per i partiti che da settant’anni governano la Germania non si prospettano notti tranquille.

Il problema si chiama AfD (Alternative fur Deutschland), il partito euroscettico che dalle elezioni federali del settembre 2013 non ha smesso di crescere. Durante la tornata elettorale per l’elezione del Cancelliere non ci fu partita:
Angela Merkel ed il suo partito ottennero il 42% dei consensi, mentre l’AfD di fermò poco al di sotto della soglia di sbarramento del 5% ed il socialdemocratici non ottennero più del 25%. Oggi, con le elezioni nei due stati dell’ex DDR, l’AfD ha raggiunto il 10,6% in Turingia ed il 12,2% in Brandeburgo, ponendosi in entrabi i casi come quarta forza nei parlamenti regionali ed a breve distanza dai terzi classificati (rispettivamente con un distacco del 2% dall’SPD in Turingia e del 6% dalla LINKE in Brandeburgo).
Alternative fur Deutschland, lo ricordiamo, è un partito non solo euroscettico e nazionalista, ma anche vicino a toni xenofobi ed ostile alla presenza nell’eurozona dei paesi dell’Europa Meridionale come l’Italia e la Spagna.

Sorge spontanea una domanda:
a chi ha sottratto tutti questi voti Alternative fur Deutschland? Se confrontiamo i dati elettorali del 2014 e del 2009 la risposta è chiara: i voti sono stati “rubati” in maniera trasversale all’FDP (Partito dei Liberali Tedeschi), all’estrema sinistra della LINKE e all’SPD. In Turingia infatti nel 2009 i liberali avevano totalizzato il 7,6% dei voti, mentre ieri si sono fermati al 2,5%, perdendo più di cinque punti percentuali ed uscendo dal parlamento regionale.

Una sorte simile è toccata all’SPD, il quale ha perso sei punti percentuali e si è spostato dal 18,5% del 2009 al 12,4% di oggi. Nel Brandeburgo la situazione è stata analoga a destra, dove l’FDP ha perso sei punti, spostandosi dal 7,2% all’1,5% ( e uscendo anche in questo caso dal parlamento), mentre a sinistra a perdere voti è stata principalmente la LINKE, la quale ha registrato un -9% rispetto al 2009. Intanto, in entrambi i casi, l’AfD non è stato l’unico partito a guadagnare voti: il CDU della Merkel ha guadagnato due punti percentuali in Turingia (attestandosi come primo partito al 33,5%) e più di tre punti in Brandeburgo (rimanendo però fermo al 23% e quindi all’opposizione).

La situazione sembra quindi chiara: in Germania l’area di centro-destra di stampo liberale rappresentata dall’FDP si sta avviando all’estinzione in quanto già nel settembre 2013 tale partito non superò a livello nazionale la soglia di sbarramento del 5% per entrare in parlamento (e perse rispetto al 2009 ben dieci punti percentuali), e sta venendo sostituita man mano da una più estremista ed euroscettica capace di catalizzare voti anche da un elettorato di centro-sinistra.

Sergio Coppola

2 COMMENTI

  1. Stranissimo vedere che anche in Germania ci sono euroscettici… Rimarranno comunque a percentuali basse, imho

    • in Germania l’euroscetticismo è un po’ diverso da quello che abbiamo
      conosciuto in Italia. banalizzando, se da noi è del genere “l’Europa ci
      sta ammazzando, dobbiamo tornare a fare come vogliamo”, in Germania è
      del tipo “ma perchè dovremmo accollarci ‘sti sfigati? Se ne andassero a
      quel paese”

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