Ogni anno i Macchianera Awards, gli Oscar della rete, premiano il miglior sito italiano. Quest’anno la scelta è ricaduta su Lercio, la parodia del giornale-tipo del Bel Paese, che ha superato, nella votazione, colossi del giornalismo nostrano come “Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano“. Ho voluto iniziare questa introduzione perchè il fatto che sia più apprezzata la parodia che la versione originale dei siti d’informazione è un dato che fa riflettere, e non poco.

Investire in un giornale, in questo preciso periodo storico, sembrerebbe una pazzia. Da anni gli addetti ai lavori parlano, in modo quasi ossessivo, della crisi dell’editoria, proponendo ricette su ricette per risolvere problemi le cui dimensioni non fanno altro che ingigantirsi.

Da una crisi di carattere economico, che obbliga i CDA a tagliare e ridurre in continuazione i costi di produzione, licenziando o, nel “migliore dei casi”, a ridurre gli stipendi dei giornalisti all’osso, si passa ad una crisi di carattere qualitativo. Per ottenere visualizzazioni a gogò, le versioni online dei giornali italiani si dedicano al trash, aumentando, sì, le visite, ma a discapito della loro credibilità.

Il futuro di ogni giovane giornalista è sempre più fosco. Le voci che invitano ad abbandonare questa strada per tentare strade più remunerative sono all’ordine del giorno. Al di là della mera questione monetaria, il vero fattore scoraggiante è costituito dal modo con cui è concepito il lavoro del giornalista.

Esso si riduce, spesso, al gossip spicciolo, alla cronaca morbosa, all’invettiva violenta, all’invenzione di bufale senza alcuna fonte. A questo si aggiungono gli attacchi diretti alla professione da parte di sedicenti pseudo-politici convinti che il giornalista medio rappresenti uno dei cancri di questo bel paese. L’etichetta di “giornalista” è diventato un onere da evitare, piuttosto che un onore di cui andare pienamente fieri.

E allora perché questa pazzia? Perché dare vita ad un nuovo portale se le aspettative appaiono negative già alla partenza?

Perché noi vogliamo smuovere questa vasta distesa oceanica che si definisce “mondo del giornalismo”.

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Non pretendiamo di cambiare il sistema, non pretendiamo di dichiararci il miglior giornale in Italia, non pretendiamo di presentarci più grandi di quel che siamo in un impeto di superbia.

Ma quello che stiamo per fare è già una piccola, grande rivoluzione.

Vogliamo investire in un giornale per andare controcorrente.

Vogliamo investire in un giornale per offrire informazione di qualità, a discapito di guadagni facili.

Vogliamo investire in un giornale perché crediamo che la fame di conoscenza sia un bisogno da soddisfare al pari della sete e del sonno.

Vogliamo investire in un giornale per fare qualcosa di diverso, di anti-convenzionale.

Vogliamo investire in un giornale perché, sì, Steve Jobs ha influenzato anche noi col suo “Stay hungry, stay foolish”.

Per questa ragione nasce la nuova versione di “Libero Pensiero”. Il nome della testata è qualcosa di magico, semplice ma evocativo, e mi dispiace infinitamente che non sia riuscito a partorire un’idea del genere.

Nel paese al 49esimo posto nel mondo per libertà di stampa, noi vogliamo costruire una piccola utopia: un luogo dove chiunque possa esprimere la propria voce, senza alcun condizionamento.

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Abbiamo scelto come motto “The Voice of the Voiceless“, la voce dei senza voce. Saremo il megafono delle voci meno ascoltate nel mondo dei media, troppo impegnati a fare da propaganda a questo o a quest’altro personaggio politico piuttosto che a raccontare la Verità, quella con la V maiuscola.

Vogliamo denunciare le storture della società contemporanea senza scadere nell’offesa, vogliamo ospitare contributi di persone dalle idee politiche diverse senza imporre la visione del capoccia di turno, vogliamo presentare i fatti nel modo più oggettivo possibile.

Il nostro obiettivo è molto semplice: fare giornalismo di qualità. Non abbiamo i potenti mezzi di comunicazione dei big di questo mondo, ma siamo una redazione-monstre di quasi 80 elementi, validi dal primo all’ultimo, che copriranno ogni branca dell’informazione, dalla politica all’economia, dalla cultura allo sport.

E inoltre ospiteremo autorevoli voci della cosiddetta “società civile”: esponenti di partiti, di sindacati, di associazioni, ed ognuno avrà la possibilità di dire la sua, senza freni, con due soli paletti: serietà e competenza.

Potreste dire che il nostro è un sogno, una semplice fantasia che non sta né in cielo né in terra. Ma noi abbiamo tanto entusiasmo e forza di volontà da smuovere le montagne, accogliendo in pieno la massima del Mahatma Gandhi:

“Be the change you want to see in the world”

Sii TU il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

(Ri)Cominciamo!

Il Direttore
Davide Esposito

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