Tuonano forti le parole dei presidenti delle regioni Lombardia e Veneto, entrambe a guida leghista, riguardo l’ipotesi di un taglio al ministero della Sanità. Infatti, entrambi i governatori hanno minacciato, in caso di un taglio anche di “un solo euro” sulla sanità, lo sciopero fiscale, ovvero di non versare le imposte raccolte allo Stato.

In particolare, dure sono state le parole del governatore del Veneto che ha dichiarato: “Se il governo pensa di tagliare anche un solo euro di spesa sanitaria al Veneto, noi facciamo lo sciopero fiscale” e rincara la dose sfidando il presidente del Consiglio Matteo Renzi: “se ha le palle approfitti della situazione, obblighi tutti ad applicare i costi standard”. Per il governatore, in piena linea di partito, è inconcepibile che servizi e prodotti standard (sirighe, pasti) abbiano costi che variano da regione a regione. “Parlo per dati di fatto – continua Zaia-. Guarda caso abbiamo quattro regioni meridionali che hanno un buco sanitario di 5 miliardi. Sono quelle che spendono di più e curano peggio, tanto che i loro pazienti scappano. Se si guardano le tabelle dei costi si vede che una garza nel meridione viene pagata anche il 620% in più”. Per il governatore, il Premier non aggredirà mai le inefficienze del sanità perché “il governo è ostaggio degli spreconi, della mala gestione”.

Dello stesso avviso, è il presidente della regione Lombardia Maroni che tramite un tweet esprime la sua approvazione e compiacenza per le parole di Zaia. D’accordo sui contenuti e sullo sciopero fiscale, si annuncia pronto alla battaglia.
Le ipotesi parlano di un taglio di circa 3 miliardi di euro dal fondo sanitario nazionale anche se il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, per il momento lo ha escluso.
Tuttavia, il ministro delle riforme Costituzionali, Maria Elena Boschi, intervenendo ieri alla festa del Pd di Padova, ha annunciato che nessun ministero sarà esentato dal taglio e che i singoli tagli saranno elencati dai singoli ministri. Dunque tagli anche per il ministero della Sanità, anche se Matteo Renzi tende a precisare che “revisione della spesa non significa tagliare la sanità” e invita le regioni a spendere meglio le risorse che hanno prima di lamentarsi.

Al monte delle polemiche, di cui sopra, ci sono le dichiarazione della scorsa settimana dello stesso presidente del Consiglio, il quale ha annunciato una revisione di spesa del 3% su tutti i Ministeri. L’obiettivo è quello di ottenere risparmi di spesa per un totale di 20 miliardi euro utili a rendere strutturale il bonus degli 80 euro e poter destinare, come lo stesso Premier ha affermato, le restanti risorse a scuola e ricerca.

Valentino Arena