Il Primo Ministro del governo scozzese e leader del partito indipendentista, Alex Salmond, entra nuovamente a gamba tesa nel dibattito. “Le intimidazioni ed il bullismo di Londra non serviranno a niente“, dichiara alla stampa straniera, alludendo ai copiosi allarmi, giunti nei giorni scorsi dal Financial Times, da l’Economist e dai partiti di Westminster, circa i probabili disagi economici che la Scozia, dovessero vincere i “Sì”, si troverebbe ad affrontare a partire dal giorno successivo al voto. Il referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito si avvicina, inesorabile, proprio quando la Regina Elisabetta, rompendo il “silenzio-stampa” sul tema, interviene nel dibattito auspicando una profonda riflessione da parte dei cittadini.

Salmond continua, poi: “La campagna per il no […] ricorre alla carota e al bastone, da un lato a promesse dell’ultima ora di grande autonomia e dall’altro a minacce di ritorsione e disastri economici“. Ma l’argomentazione di Salmond non si ferma alla denuncia dei metodi della campagna referendaria unionista, spingendosi, anzi, sui temi economici: “abbiamo un PIL pro capite più alto di Francia, Giappone e Gran Bretagna. E nessuno può governare la Scozia meglio degli scozzesi”.

Per Salmond, una Scozia indipendente non avrebbe a che fare con alcun disastro di carattere economico, tanto più che, nei programmi del Governo scozzese, in caso di vittoria dei “Sì”, vi sarebbe un’unione monetaria con l’Inghilterra. Circa il rischio di un’esclusione dall’Unione Europea, il Primo Ministro scozzese ricorda: “la Scozia, pur avendo appena l’1 per cento della popolazione europea, ha il 60 per cento delle riserve di petrolio e di gas d’Europa. Dubito che la Ue vorrebbe fare a meno di noi” e, ancora, riguardo il rischio di un veto da parte della Spagna, che ha problemi analoghi ai britannici con la Catalogna, “C’è differenza tra un referendum riconosciuto dal governo centrale, come è il nostro, e uno che non lo è“.

Nicola Lombardi