Ancora sangue in Ucraina, dove la tregua dichiarata il 5 settembre non regge e la tensione rimane altissima nell’Est filorusso.

Ieri nuovi scontri tra l’esercito governativo dell’Ucraina e le truppe separatiste a Donetsk hanno lasciato sul campo 6 civili morti, di cui cinque a causa dell’esplosione di un ordigno ed uno deceduto in ospedale dopo un conflitto a fuoco.
La tensione non ha risparmiato neanche gli osservatori internazionali: stamane gli ispettori dell’Osce sono finiti sotto il fuoco dei mortai durante il pattugliamento di un mercato, sempre nel cuore della roccaforte dei separatisti.

Sale la tensione anche sul fronte diplomatico.

Mentre si registra un timido segnale di apertura con la disponibilità ad uno scambio di prigionieri da parte delle milizie filorusse, il piano dei negoziati subisce una battuta d’arresto. L’incontro tra Russia, Ucraina ed Ue sulla questione delle forniture di gas russe verso Ovest programmato per il 20 settembre è saltato, lo rende noto il Ministero dell’Energia russo, ed intanto Germania, Polonia, Slovacchia ed Austria hanno registrato in questi giorni una riduzione dei flussi di gas ricevuti dalla Russia, presto tornati nella norma, che tuttavia è un campanello d’allarme sugli scenari problematici in via d’apertura in vista dell’inverno con la prospettiva di una nuova “guerra del gas” tra Mosca e Kiev.

Intanto prosegue la corsa agli armamenti. Il ministro della Difesa del governo dell’Ucraina, Valeri Gheletei, ha annunciato domenica sera che la NATO ha cominciato a rifornire Kiev di armi per aiutare a combattere i separatisti filorussi, senza però specificare i paesi da cui sarebbero partite, e nella regione di Leopoli sono iniziate le esercitazioni militari di 14 paesi della NATO che dureranno fino al 26 settembre.

 

Giacomo Sannino