Che il settore dell’energia pulita e rinnovabile possa rappresentare la chiave di volta di un nuovo modello di sviluppo economico, responsabile e sostenibile, è cosa ormai nota. Da tempo gli (esigui) sforzi nello sviluppo tecnologico si concentrano in questa direzione, con applicazioni di uso comune nel campo della domotica e del settore retail. Risulta ancora carente, invece, un corrispondente sforzo del Sistema Paese nell’adeguamento alle direttive comunitarie contenute nel patto “20-20-20”, che prevedono un abbattimento delle emissioni di anidride carbonica del 20%, una produzione energetica complessiva da fonti rinnovabili del 20%, e un efficientamento del consumo energetico del 20% entro l’anno 2020. L’impegno italiano, a sei anni dal target, è in linea con gli altri Paesi europei per ciò che concerne i primi due obiettivi, ma in preoccupante ritardo sul terzo: stando alle stime attuali, si prevede di non superare il 15% di efficientamento entro i termini stabiliti.

Eppure, quella di white e green economy è una sfida globale: cavallo di battaglia della campagna presidenziale di Obama, che ha fatto dell’indipendenza energetica uno dei punti fissi del suo programma, è attualmente obiettivo sensibile anche di Cina – uno dei Paesi più inquinati al mondo – e Giappone, luogo di nascita del celebre Protocollo di Kyoto. E non si tratta di una mera questione di salvaguardia del pianeta, sarebbe troppo benevolo pensarlo, ma di un’enorme opportunità di crescita economica e sviluppo di posti di lavoro. Le aziende del settore investono già da tempo sulla ricerca e la formazione di energie “smart”, e non è un caso che la figura dell’ingegnere energetico sia tra le più ricercate da chi pesca nel bacino delle università; i motivi sono evidenti: un rapporto pubblicato l’anno scorso dal Politecnico di Milano in collaborazione con il Centro Studi Enel parla, soltanto per il nostro Paese, di un potenziale impatto per il 2% sul PIL nazionale, con la creazione di 200 mila nuovi posti di lavoro, da qui al 2020.

Numeri impressionanti, in particolar modo all’interno di una congiuntura asfittica e deflattiva, che non trovano adeguato riscontro nelle politiche nazionali e comunitarie, alle prese con il pacchetto del nuovo Climate and Energy Package da varare ad ottobre. In Italia, a difficoltà impressionanti come il dissesto idrogeologico e la dipendenza dalle importazioni, fanno da contraltare potenzialità di assoluto rilievo soprattutto nel campo dell’energia rinnovabile: basti pensare che due dei 5 impianti fotovoltaici più grandi del mondo si trovano qui, a Montalto di Castro e a Rovigo.

Da tali sfide, opportunità, contraddizioni e dicotomie muove la seconda edizione dello Smart Energy Expo, che si terrà a Verona dall’8 al 10 ottobre 2014. Una sorta di meeting internazionale del settore della white e green economy, a cui parteciperanno colossi come Enel, A2A, E.On ed Edison, che avrà come tema portante la “gestione intelligente dell’energia” e la sua implementazione all’interno di una politica energetica razionale e meno “sprecona”: un’interesse trasversale di cittadini, istituzioni, imprese ed ambiente, che assume rilievo ancora maggiore nel contesto del semestre di presidenza italiana in seno all’Unione Europea.

 

Per maggiori info: www.smartenergyexpo.net

 

Emanuele Tanzilli