Non si placano le polemiche sugli appalti truccati dell’Expo di Milano. Tra la lista degli indagati, questa volta, è finito l’ingegnere Antonio Acerbo, responsabile unico del Padiglione Italia e commissario delegato opere infrastrutture Expo 2015.

Secondo le indagini effettuate nei mesi scorsi, Acerbo, in qualità di presidente della commissione aggiudicante dell’appalto Vie dell’acqua, sarebbe stato avvicinato e successivamente corrotto da uno degli imprenditori arrestati quest’estate: Enrico Maltauro.

Il reato in questione sarebbe avvenuto a luglio 2013, quando, durante l’assegnazione dell’appalto, Maltauro, tramite vie traverse, sarebbe riuscito ad avvicinare Antonio Acerbo convincendolo a favorire la sua impresa, cosa poi effettivamente avvenuta. L’importo sarebbe stato pari a 54 milioni di euro, portando l’azienda ad ottenere anche uno sconto del 23%.

Tramite il mandato presentato dai pm Antonio D’Alessio e Claudio Gittardi, la Guardia di Finanza ha eseguito delle perquisizioni «nei luoghi in disponibilità dell’indagato Acerbo Antonio, nato a L’Aquila il 22 aprile 1949, cui è stata contestualmente notificata informazione di garanzia per i reati di turbativa d’asta e corruzione, commessi a Milano fino al 10 luglio 2013.» recuperando importanti stati d’acquisto, atti e documenti relativi a Vie dell’acqua.

Sul sito ufficiale dell’Expo, inoltre, si possono recepire informazioni sull’ambizioso progetto, che prevede «un insieme di interventi di valorizzazione paesaggistica e ambientale degli spazi aperti nella cintura ovest della città, del Naviglio Grande, del Canale Villoresi, degli storici fontanili e più in generale del reticolo idrico. Temi centrali sono la promozione del territorio e del paesaggio della nostra bella pianura irrigua. Inoltre un parziale riordino volto a potenziare l’afflusso d’acqua in Darsena e nei campi a sud della città tramite un nuovo canale.»

Ma come è stato possibile risalire ad Antonio Acerbo? Ad incastrarlo sarebbe stato lo stesso Enrico Maltauro, il quale, dopo l’arresto avvenuto pochi mesi fa, ha collaborato con le forze dell’ordine, fornendo parecchi nomi durante gli interrogatori e portando gli investigatori ad acquisire nuove informazioni sulla cosiddetta “cupola degli appalti”.

 

 

Maria Stella Rossi