Stamane, il capo di stato maggiore americano, il generale Martin Dempsey, ha evocato un possibile intervento di terra: “Se si renderà necessario lo raccomanderò Presidente” ha dichiarato riferendosi a possibili operazioni speciali. Nonostante, dopo il ritiro degli americani dall’Iraq, il motto di Obama è sempre stato “no boots on the ground” sulla questione ISIS, ora la situazione sembra essere drasticamente cambiata. Sono ancora mere teorie, per ora, come tiene a precisare il Pentagono, ma non è lontanissima la possibilità di vedere marines americani effettuare operazioni di combattimento a terra al fianco dei soldati irakeni e curdi.

L’allarme è scoppiato il 15 settembre, quando alcuni gruppi di Al Qaeda hanno lanciato un comunicato, volto a superare le divergenze politiche con l’Isis per combattere la coalizione di Parigi. Trai nuovi affiliati si contano gruppi provenienti dall’Egitto e dall’Algeria, mentre alcuni sostanziosi gruppi stanno aggirando i divieti imposti dai paesi arabi per finanziare i jihadisti e, alcuni, per recarsi direttamente sul campo di battaglia. Per questo gli Stati Uniti chiederanno una partecipazione diretta degli alleati ai raid aerei: Francia e Germania si sono subito dissociate, mentre la Gran Bretagna non si è espressa in merito, sebbene Cameron abbia assicurato il proprio aiuto all’alleato anglosassone; l’Italia fornirà supporto tecnico e logistico ed i dieci paesi arabi si occuperanno del finanziamento della regione.

Colpiremo i santuari dell’Isis in Siria” ha detto il capo del Pentagono, Chuck Hagel durante un’audizione al Senato, ribadendo anche “gli Stati Uniti non coopereranno col regime siriano di Bashar al-Assad“. Gli USA vivono ancora un forte isolamento militare. Il medioriente è una vera polveriera e infatti, con Francia e Germania che si sono dissociate e i dubbi di Cameron, gli unici eserciti militari che potrebbero sconfiggere la minaccia islamica sono quelli di Siria e Iran. Ma è impensabile che Obama avvii campagne militari insieme ad Assad, che qualche mese fa voleva bombardare, ne tanto meno è plausibile un’alleanza di guerra con l’eterno nemico iraniano, anche se, complice il cambio di regime e il conseguente miglioramento dei rapporti diplomatici, si è stabilita una tacita collaborazione. Problematica è anche la situazione della Turchia, che ha fomentato molti gruppi ribelli in Siria, tra cui i jihadisti, oltre a temere per una possibile indipendenza del Kurdistan, e per i Paesi della penisola Araba che temono destabilizzazioni interne.

Sulla possibilità di raid aerei americani in Siria, Aleksandr Lukasehvich, portavoce del ministero degli Esteri russo, avverte che le operazioni americane in Siria senza il consenso di Damasco e in assenza di decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sarebbero “un’aggressione, una grossolana violazione del diritto internazionale“,