Dal nord Africa al sud-est asiatico arrivano nuove alleanze per lo Stato Islamico; così il mondo musulmano risponde al contingente internazionale anti-ISIS annunciato dal presidente americano Barack Obama. Le due sezioni più estremiste dell’organizzazione terrorista Al Qaeda, quella del Maghreb islamico e quella della penisola arabica, hanno offerto un patto di alleanza al califfo dell’ISIS Abu Bakr Al Baghdadi in un comunicato congiunto. Il leader di Al Qaeda Ayman al Zawahiri ha concesso quest’apertura verso l’ISIS perchè si è dimostrata capace e adatta a creare una “coalizione jihadista globale“.
La notizia giunge con una certa sorpresa in quanto solo l’anno scorso il Califfo si ribellò al leader, affrontando in Siria il gruppo di rivoltosi Jubat Al-Nusra, affiliato all’organizzazione terroristica. “Washington guida una nuova crociata contro tutti i musulmani e dobbiamo combattere assieme” hanno detto le due sezioni di Al-Qaeda.

All’inizio della settimana il capo militare di Al Qaeda nel Maghreb Gouri Abdelmalek ha annunciato la nascita dei “Soldati del Califfato” in Algeria e si è messo agli ordini del ISIS. Nelle settimane precedenti già altri gruppi hanno prestato la loro fedeltà ad Al-Baghdadi, tra questi i jihadisti Bayt al Maqqdis che operano nel Sinai, tre cellule di Al-Qaeda in Marocco e diversi gruppi di salafiti in Giordania.
Secondo la polizia israeliana la collaborazione tra ISIS e jihadisti del Sinai ha spianato la strada al califfato per la ricerca di nuove reclute presso le popolazioni arabe e israeliane.
Da quando gli Stati Uniti hanno dato inizio ai bombardamenti aerei in Iraq, l’ISIS ha trovato alleati anche nel lontano oriente. Oltre a otto gruppi islamici afghani e pakistani hanno aderito alla jihad anche cellule di Singapore, Maldive, Indonesia, Malaysia e Filippine.

Per quando riguarda la tattica militare, lo Stato Islamico ha ordinato alle sue truppe di dividersi in piccoli gruppi e di muoversi velocemente per cercare di sfuggire ai raid aerei. Questa guerra, ha detto il ministro degli esteri dell’Arabia Saudita, “durerà almeno 10 anni“.

Bruno Formicola