Mentre imperversa la crociata – molto più ideologica che pragmatica – contro l’articolo 18, in materia di lavoro procede a ritmi serrati la tabella di marcia del Governo per la definizione del Jobs Act. È di questa mattina, infatti, la notizia di un emendamento all’articolo 4 del Decreto Poletti che prevede l’introduzione di forme di contratto a tutele crescenti per le nuove assunzioni, concordato con le forze parlamentari della maggioranza. Una soluzione che mira, di fatto, a diventare la forma predefinita per tutti i nuovi contratti a tempo indeterminato.

Le tutele crescenti avranno valore in base all’anzianità di servizio e, pertanto, saranno valide sia nei casi di nuovo inserimento che di reinserimento nel mondo di lavoro, andando a sostituire, a pieno regime, i diritti contenuti nell’articolo 18. Spiega infatti Maurizio Sacconi, relatore del provvedimento, che “La nuova formulazione dell’articolo prevede la redazione di un testo unico semplificato sulla disciplina complessiva dei rapporti di lavoro, sostitutivo dello Statuto dei lavoratori con particolare riguardo ai tanto discussi articoli 4, 13 e 18”.

Uno degli obiettivi principali dell’esecutivo sembra dunque essere quello di fare chiarezza nell’intricata selva di contratti esistenti, che al momento sono più di 40, per ricondurli sotto l’unico vessillo delle tutele crescenti. Quanto alla gradualità e al periodo di applicazione delle tutele, starà al Governo definirle entro sei mesi come specificato nella delega, così da evitare di ricorrere al decreto legge.

“Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è una buona notizia per i giovani italiani. Il risultato atteso è che gli imprenditori scelgano di assumere le ragazze e i ragazzi a tempo indeterminato, evitando il ricorso ai contratti atipici e alle finte partite IVA che costringono i giovani ad una permanenza nella precarietà”, ha dichiarato la senatrice PD Annamaria Parente, che si è definita soddisfatta per la capacità di conciliare le istanze provenienti dalle varie forze politiche della maggioranza in una soluzione definita equilibrata e attenta ai cambiamenti nel mercato del lavoro.

L’approvazione dell’emendamento, l’ultimo dell’intero provvedimento, dovrebbe giungere nella seduta della Commissione Lavoro di giovedì mattina, per poi essere sottoposto al vaglio dell’aula parlamentare entro la fine del mese e passare così al Senato.

Intanto, i sindacati sono già sul piede di guerra: dopo che il leader della FIOM Maurizio Landini ha definito la cancellazione dell’articolo 18 “uno strappo inaccettabile” (leggi qui), anche i segretari di CGIL e UIL, Susanna Camusso e Luigi Angeletti, si dicono pronti ad iniziative di protesta congiunte che vanno dallo sciopero generale fino al referendum abrogativo.

 

Emanuele Tanzilli