N.B. Turn Back Time To… vuole essere una sorta di macchina del tempo, dove mi impegnerò a presentare alcuni dei pezzi più importanti (il parametro seguito è il successo commerciale) nella storia della classifica inglese, settimana dopo settimana, partendo dal 1994, esattamente venti anni fa.

Cambio di guardia al numero uno questa settimana: I Wet Wet Wet depongono lo scettro, gloriosamente custodito per quindici settimane, in favore di una sconosciuta cantante danese che si fa chiamare Whigfield. L’ex modella Sannie Carlson ottiene dunque fama mondiale grazie ad un pezzo scritto da un team di autori interamente Made in Italy (tra i quali Larry Pignagnoli, responsabile dei primi successi di Ivana Spagna). Il pezzo in questione è Saturday Night, a dire il vero nulla di particolare, anzi quasi irritante nella sua ripetitività, ma che racchiude brillantemente tutti gli stilemi del classico hit Eurodance anni ’90 assicurandosi così il successo, penetrando persino nell’ostico mercato statunitense. La fama, però, genera controversie e la canzone viene accusata di plagio per presunte somiglianze con Rub A Dub Dub dei The Equals, e Fog On The Tyne di Lindisfarne, entrambe le accuse si rivelarono poi, infondate.

Al numero tre un’altra nuova entrata, e questa volta si tratta di una cover di un grande classico: Endless Love, canzone portata al successo nel 1981 da Lionel Richie e Diana Ross, viene riveduta e corretta (si fa per dire) dal terribile duo formato da Mariah Carey e Luther Vandross. La genesi della collaborazione avviene quando Tommy Mottola, presidente della Sony Music Entertainment, suggerisce a Vandross di registrare un album di sole cover e per dare lustro al progetto propone di affibbiargli in una delle canzoni da registrare l’allora mogliettina Mariah, che nel ’94 era forse la popstar femminile più famosa al mondo. Il risultato è alquanto opinabile: la ballad, già melensa di suo, diventa insopportabilmente zuccherosa e i gorgheggi della Carey non fanno altro che oscurare il “povero” Vandross. Gli americani, che notoriamente sguazzano in queste atmosfere strappalacrime, la adorano e la spediscono direttamente al numero 2 in classifica, Vandross ne acquisterà una rinnovata popolarità e la Carey continuerà la sua ascesa nell’olimpo della musica.

Al numero nove tornano i R.E.M. con What’s The Frequency, Kenneth?, il titolo si riferisce a un incidente avvenuto a New York nel 1986, quando due aggressori sconosciuti, convinti di essere controllati dai media attraverso l’invio di segnali, assalirono il giornalista Dan Rather, ripetendogli “Kenneth, what is the frequency?”. Il pezzo, caratterizzato da un utilizzo distorto della chitarra, tratta del fenomeno della Generazione X dal punto di vista di un critico che cerca di studiarne le dinamiche ma che non riesce ad approdare ad alcuna conclusione concreta, dimostrandosi obsoleto. Pur ottenendo una tiepida accoglienza, se paragonata ai grandi successi precedenti, la canzone diventa in poco tempo un classico, risultando essere una delle più suonate dalla band nei propri concerti.

Il resto della top ten è caratterizzato dall’ascesa di Corona (dal N.9 al N.5), e dal lieve declino di Kylie Minogue (dal N.2 al N.4) e Boyz II Men (dal N.5 al N.6), da segnalare invece l’incredibile tonfo di Neneh Cherry e Yossou N’Dour (da N.3 al N.7.)

Per finire chiudiamo con il ritorno degli Snap! che con Welcome To Tomorrow (N.27) abbandonano il sound Techno che aveva portato loro tanta fortuna due anni addietro per approdare nel mondo dell’House progressiva, che domina in lungo e il largo le discoteche (e classifiche) europee. Il cambio di stile comporta la definitiva perdita di un’identità musicale che è sempre stata ben poco definita, e la svolta artistica non convince neppure il pubblico che accoglie tiepidamente i nuovi lavori del gruppo tedesco.

Per questa settimana è tutto, alla prossima per un altro viaggio nel tempo.

Alfredo Gabriele Galassi