In un passo centrale del Secretum, attraverso le parole dell’ombra di Sant’Agostino, Petrarca approfondisce una problematica proveniente dal primo libro della Consolatio Philosophiae del filosofo Boezio dove il personaggio di Filosofia chiede al sofferente filosofo se ricorda quale sia l’autentico significato di “uomo” così lontano dalla tradizionale definizione dei sapienti che lo categorizza come “animale razionale e mortale”.

Nel Secretum (1347-1353) Petrarca invita a riscoprire quell’autenticità e drammaticità dell’umano che va ben oltre lo sfoggio vanesio di nozioni e costrutti logici tanto in voga tra i maestri e i nominalisti, seguaci di Ockham. che affollavano le università di Oxford e Parigi nella metà del quattordicesimo secolo.

Ci sono numerose testimonianze di una vera e propria decadenza delle istituzioni universitarie intorno alla metà del secolo. Petrarca individua l’origine di questa crisi nell’atteggiamento eccessivamente speculativo degli averroisti che, ponendo in netto contrasto il sapere aristotelico con la verità di fede, riducevano il sapere umano a puro esercizio accademico privo di rilevanza sull’etica e la morale.

Petrarca denuncia una vera e propria crisi della domanda e dell’interrogarsi sulla vita, sull’interiorità, sul tempo, sulla morte e l’eternità. Il sapere diviene nozionistico, ostentato, superficiale, privo di reale significato. Non si celebra l’humanitas, non ci si sofferma sull’essere nel mondo ma si compie una vera e propria gara all’ultimo costrutto logico formalmente perfetto ma così lontano dalla ricerca della verità.

La vera filosofia, scrive il poeta nel secondo libro del De vita solitaria, va ricercata nella solitudine e nel raccoglimento con l’anima rivolta alla propria interiorità e alla ricerca incessante dell’autentico desiderio del bene. Questa dimensione è propria del poeta che nella riflessione di Petrarca è colui che ha preso coscienza della morte e rivolge la sua esistenza alla ricerca dell’eternità e del sommo bene.

Nella poesia, quando è realmente ispirata, la verità è più dolce ma decisamente difficile da cogliere ed è proprio questa difficoltà a render eccezionale la scoperta del vero in essa. Nei Trionfi, l’anima compie un percorso ascendente dalla caducità delle passioni e sofferenze terrene alla mistica contemplazione dell’eternità.

La poesia è in grado di descrivere l’eternità. In essa il tempo si ferma e passato, presente e futuro si fondono in un’unica dimensione spirituale. Essa è in grado di sperimentare e raccontare la beatitudine eterna e l’immutabile e rende il poeta, non un singolo, ma un uomo che ha vissuto la propria interiorità celebrando l’universale verità dell’umano.

La riflessione di Petrarca appare quanto mai attuale se si fa riferimento all’imperante dominio dei saperi tecnocratici nell’ambito formativo e sociale che si volge a discapito delle discipline umanistiche i cui insegnamenti sono sempre più ridotti  di ore ma anche, e soprattutto, di spessore intellettuale riferendosi ad un puro nozionismo privo di senso critico, a una miriade di saperi che non riescono ad edificare il saldo Sapere o a suscitare reale interesse e spunto di riflessione. Quanti studenti saranno tentati dal raccogliersi in autentica contemplazione dopo la lettura del Petrarca ? Probabilmente ben pochi e del resto la riflessione interiore toglie troppo tempo alla reale regina: l’esteriorità.

Alessia Rosano