«La Turchia rimane un alleato strategico degli Stati Uniti nonostante il rifiuto di Ankara di supportare i bombardamenti americani contro lo Stato Islamico in Siria», ha dichiarato il Dipartimento di Stato di Washington attraverso la portavoce Marie Harf. «Ovviamente giocano un ruolo chiave nella regione, e l’ISIS è una minaccia per la sicurezza turca. La Turchia ha sentito più degli altri paesi della zona l’effetto amplificato scaturito da ciò.»

La scorsa settimana, in un vertice con gli USA ed altri paesi del Medio Oriente, la Turchia si è astenuta dall’entrare nella coalizione americana per fermare il pericolo dell’ISIS: il governo di Ankara teme infatti che i bombardamenti in Siria possano rafforzare la posizione di Bashar al-Assad, che la Turchia ha contrastato sostenendo attivamente i ribelli islamici.
Anche a causa di questo, la Turchia è stata accusata di aver lasciato che i miliziani dell’ISIS transitassero verso Siria e Iraq attraverso i suoi confini, ed è dunque giunta la richiesta di fare qualcosa perché ciò non avvenga più.

Secondo l’ex ambasciatore statunitense Francis Ricciardone, la Turchia ha cooperato con gruppi come il ramo di al Qaeda in Siria, cioè il Fronte al Nusra.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu, com’è ovvio, nega: «La nostra posizione è chiara, siamo contro tutte le forme di radicalismo e attività che possano colpire la stabilità e la prosprità della nostra regione. Chi accusa la Turchia deve sapere che il principale responsabile per tutti questi massacri è il regime di Assad, che ha ucciso la propria gente ed ha aperto la strada al radicalismo, così come le politiche settarie in Iraq».

Pronta la replica di Bashar al-Assad: «La battaglia contro il terrorismo inizia con la pressione sui paesi che supportano e finanziano i gruppi terroristi in Siria e Iraq e pretendono di essere quelli che vogliono lottare contro il terrorismo». Damasco ha criticato in passato diversi paesi per aver armato l’opposizione siriana, tra i quali Stati Uniti, Qatar, Arabia Saudita e Turchia.

La Turchia non concederà a Washington l’uso delle basi aeree, pur sapendo che lo Stato Islamico è una minaccia più per Ankara che per gli USA, perché memore degli insuccessi americani in Libia e Afghanistan nella pacificazione dei paesi dove è intervenuta l’aviazione statunitense. Inoltre, i turchi sono irritati perché gli Stati Uniti non stanno facendo abbastanza per supportare i ribelli sunniti siriani: appoggiare l’opposizione ad Assad è la chiave per legittimare le operazioni agli occhi di Erdogan.

Il Segretario alla Difesa Chuck Hagel ha confermato che il Pentagono ha un piano per «azioni mirate contro le postazioni ISIS in Siria», tra cui il bersagliamento delle infrastrutture. Hagel ha inoltre svelato un piano per inviare 1600 «consiglieri militari» in Iraq ed addestrare 5000 membri dell’opposizione siriana per combattere contro i miliziani islamisti. Allo stesso tempo, gli americani hanno reso noto che non ci sarà nessuna collaborazione con Assad per combattere lo Stato Islamico.

I curdi accusano la Turchia

L’iniziativa curda di agire contro l’ISIS ha iniziato una nuova ondata di attacchi su 3 fronti contro Kobane, in Siria, il 15 settembre. A quanto pare, la Turchia sta preparando un nuovo massacro contro la popolazione della città curda trasportando carri armati e munizioni all’ISIS via treno.

Il PKK ha invitato le popolazioni di Urfa, Suruc e Ceylanpinar e gli abitanti di tutto il Kurdistan settentrionale a resistere immediatamente, insieme alla gente di Kobane, per prevenire massacri ed il passaggio dell’ISIS.

Mentre l’ISIS attacca, la Turchia sta trasportando aiuti militari a Tel Abyad. Secondo fonti locali, molti convogli sono diretti al villaggio di Silib Qeran, che è usato come base dalle milizie ISIS. Nonostante lì non ci sia una stazione, i treni fermano, scaricano e ripartono, e i miliziani poi sono liberi di raccogliere le casse di rifornimenti.

Negli scontri dell’assedio di Kobane, 102 miliziani dell’ISIS hanno perso la vita, insieme ad 8 curdi dell’YPG e a 3 civili. I combattimenti proseguono su tutti i fronti.

Simone Moricca

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