«Io non faccio l’amore; io fotto… senza pietà.»

Queste le parole con cui viene introdotto il personaggio principale maschile del romanzo del momento, il capolavoro letterario di E.L. (Erika Leonard) James: Cinquanta sfumature di Grigio. Un “romanzo erotico” in cui una studentessa americana, vergine a 21 anni, conosce casualmente un milionario di bellezza accecante, di 27 anni, che per ragioni assolutamente chiare e ben specificate nel libro, si innamora perdutamente di lei, guidandola per mano attraverso i meandri della sua sessualità a suon di fruste e bondage, che daranno voce alla sua “dea interiore” – un espediente letterario davvero originale, se si considera che una vagina parlante non si sentiva da “I Gioielli Indiscreti” di Diderot, romanzo (guarda caso) parodistico.

Una storia d’amore più fantascientifica di Twilight, farcita da un romanticismo adolescenziale melenso che trabocca di luoghi comuni e ovvietà addirittura peggiore dei libri di Moccia, contornato da Una. Punteggiatura. Del. Genere. che accompagna le email d’amore tra i due protagonisti, ognuno psicologicamente disturbato a modo suo. E la massima arguzia in 548 pagine di straziante agonia (per la compartecipazione emotiva alle torture fisiche subite dalla protagonista, ovviamente) è data dai nomi dei due amanti, Christian Grey che veste di grigio ed è davvero “ricco” di sfaccettature emotive, e la “dura” Anastasia Steele (che vuol dire acciaio). Geniale.

La domanda che allora sorge spontanea è: cos’ha spinto le donne occidentali a lasciare 15 euro e gran parte della loro dignità sul bancone della libreria? Perché il romanzo, con tutte le sue variazioni cromatiche, ha conquistato il cuore anche di quelle donne che sembrano manifestare almeno una parvenza di sale in zucca nella vita quotidiana? Sono bastati due ventenni dissociati a spodestare Tinto Brass dalla scena del porno internazionale?

Nessuna critica moralista alle donne,da sempre categorizzate come il diavolo tentatore o l’amante pudica, ai due antipodi della sessualità, attraverso una mentalità medievale che persiste ancora oggi, e di cui questo romanzo ne è la conferma. Nonostante lo sdoganamento della pornografia attraverso il pornoharmony, le donne non amano vedere il porno quanto leggerlo, sentendosi autorizzate a farlo soprattutto se mascherato da una storia d’amore dalla pessima ortografia.

Nonostante già Freud avesse assodato che Eros e Tanathos fossero i due motori del mondo, già perfettamente armonizzati nei romanzi di Ken Follet (sicuramente culturalmente più elevati), non vedo perché si debba scendere in una pornoletteratura sadomaso meno realistica di Mago Merlino che pulisce il pavimento con le scope magiche a suon di hokitipokitipoketiuà, avendo puntato per anni il dito contro il genere maschile per la visione distorta della sessualità data dai film porno, per poi divorare un romanzo che non fa altro che distorcerla ancora di più.

L’ovvia conclusione, a questo punto è questa: si fa più sesso virtuale che reale. Siamo una società perennemente eccitata che prova ormai più piacere nell’osservare, leggere e anche solo parlare di sesso che nel farlo davvero. Per giustificare il successo di Cinquanta Sfumature si è parlato di crisi di mezz’età, della monotonia del sesso coniugale, tutti miti sociali al pari di Babbo Natale, sempre per nascondere la verità: siamo ansiosi di libido, regrediti all’adolescenza, in un caotico universo di divorzi, infedeltà e poligamia seriale, preferiamo rifugiarci in realtà che ci riguardano ma non ci toccano, e la classifica dei libri più letti ne è la conferma.

Camilla Ruffo