Mercoledì sera la polizia australiana ha dato il via alla “più grande operazione antiterrorismo della storia del paese” che ha visto coinvolti ben 800 poliziotti tra Sydney e Brisbane. L’obiettivo è stato arrestare dei presunti sostenitori dello Stato Islamico accusati di voler compiere atti terroristici nei confronti di cittadini dell’Australia; durante l’operazione sono state arrestate 15 persone.
Il livello di allerta per terrorismo è passato da “medio” ad “alto“, secondo il sistema di “misurazione” del pericolo, in Australia, entrato in funzione nel 2003.
Il primo ministro australiano Tony Abbott ha detto che l’operazione non è stata motivata da un semplice “sospetto”, ma da prove di rilievo raccolte dall’intelligence di sicurezza. Una volta terminate le operazioni della polizia, il primo ministro ha aggiunto: “esortazioni dirette sono arrivate da un australiano che apparentemente ricopre un ruolo rilevante nella gerarchia dello Stato Islamico e che ha una rete di appoggio in Australia che gli permette di condurre delle uccisioni dimostrative in questo paese“.

La polizia ha riferito che tra i piani progettati dai terroristi, ora sotto custodia secondo le leggi dell’Australia, ci fosse quello di decapitare persone a caso in luoghi pubblici. Dei quindici terroristi sospettati arrestati solo uno, per ora, è stato portato in tribunale ed è stato accusato di perseguire attività terroristiche; l’accusato è Omarjan Azari, un ragazzo australiano di 22 anni.
È da diverso tempo che la polizia sta indagando su possibili infiltrati dell’ISIS in territorio australiano: la settimana scorsa due uomini sono stati arrestati durante un’altra operazione anti terrorismo effettuata in un centro islamico.
Secondo la stampa del luogo gli australiani che attualmente stanno combattendo tra le fila dello Stato Islamico sono circa 60 mentre un altro centinaio di persone le supporta. Fino ad ora sono quindici i militanti australiani uccisi, due di loro in seguito ad attentati suicidi.

L’interesse dei terroristi per l’Australia può essere motivato dalla decisione del primo ministro di entrare a far parte della coalizione internazionale (come deciso anche dal governo serbo) di cui si è discusso nell’ultimo summit della NATO in Galles che vede gli USA come uno dei principali sostenitori.
Abbott infatti ha letteralmente “dichiarato guerra” all’ISIS lo scorso 15 Settembre annunciando l’invio di 200 unità delle forze speciali e 400 uomini dell’aeronautica. Secondo il primo ministro questa decisione non ha aumentato le possibilità di attentati terroristici sul suolo australiano.

Bruno Formicola