La decisione di Antonio Acerbo di dimettersi dall’incarico di commissario delegato di Expo 2015, dopo l’avviso di garanzia che l’ha informato dell’avvio dell’indagine sulla presunta corruzione e turbativa d’asta in relazione al progetto “Vie D’Acqua”, ha acceso le polemiche in seno al centrosinistra nel Comune di Milano. In particolare si è criticata la scelta da parte dell’oramai ex subcommissario di rimanere comunque in carica come responsabile unico per il procedimento di “Padiglione Italia”.

Il supervisore Raffaele Cantone ha precisato che la decisione non dipende da lui, ma la giudica comunque sostanzialmente corretta :” […] e anche doverosamente rispettosa dell’attività della magistratura.”. La scelta, però, ha causato forti polemiche nella maggioranza di Palazzo Marino. Secondo Basilio Rizzo, Presidente del Consiglio Comunale, ci sono: “[…] dei parametri non sufficienti per la giustizia, ma più che sufficienti perché una persona venga sostituita. Se una persona non è giudicata idonea ad occuparsi di Vie d’acqua, perché può occuparsi di Padiglione Italia?”

Attraverso una nota sono intervenuti anche David Gentili, Presidente dell’Antimafia, e Ruggero Gabbai, Presidente della commissione Expo, dicendo che:“La decisione di dimettersi da commissario delegato di Expo e non da responsabile unico per il Padiglione Italia non la comprendiamo. Siamo consapevoli del momento delicato, ma siamo altrettanto convinti che si debba tutelare l’immagine di Expo e non capiamo come ciò sia possibile nel momento in cui Acerbo mantenga un incarico così delicato”.

Concorda Carlo Monguzzi, del Pd, secondo il quale Acerbo deve:“[…] astenersi da tutte le cose che riguardano la cosa pubblica perché Expo sia al di sopra di ogni sospetto.” facendone quindi una questione di opportunità politica.

E’ nato dalla questione anche un botta e risposta fra il Governatore della Lombardia Roberto Maroni ed il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Il primo ha criticato il “doppiopesismo” del centrosinistra, riferendosi ad un episodio analogo, nel quale il Premier Matteo Renzi ha deciso, nel caso dell’ad dell’Eni Claudio Descalzi, di difendere quest’ultimo e lasciarlo al proprio incarico, mentre Pisapia dice il contrario sulla questione acerbo.  La replica di Pisapia è stata celere: “[…] chi parla di garantismo a correnti alternate dovrebbe poi sapere che un conto sono le garanzie processuali e la presunzione di non colpevolezza, che io a differenza di molti altri ho sempre difeso, un conto invece sono i motivi di opportunità. Si tratta di due piani molto diversi.”

Fulco Pier Gaetano