Notizie imminenti dal fronte lavorativo dell’Italia. Dopo l’approvazione della Commissione per il lavoro, martedì il Jobs Act verrà presentato in senato, arricchito dagli ultimi emendamenti posti nei giorni scorsi.

Tuttavia, nonostante il bollino verde ricevuto, la riforma del lavoro tanto voluta dal premier Renzi è ancora nell’occhio del ciclone.
Tanti sono i malumori e i dubbi, soprattutto all’interno dello stesso PD, tanto che Matteo Orfini, presidente del partito, è arrivato a chiedere una possibile correzione del testo.

La strada dunque è ancora tutta in salita, soprattutto per quanto riguarda il famigerato articolo 18 e il tema dei licenziamenti.
Dalla Commissione fanno sapere di aver lavorato affinché i licenziamenti discriminatori non prolifichino e che, soprattutto, pongano un rientro immediato del lavoratore.
Tutto tace invece sui neo-assunti.

Dalle prime stime, almeno per loro, in caso di licenziamento non verrebbero affatto reintegrati, ma il governo Italiano ha voluto comunque istituire un sussidio biennale per la disoccupazione e la creazione di Agenzie Nazionali per l’Impiego affinché la ricerca del lavoro diventi più dinamica e semplice in Italia.

Cattive notizie invece dal Fondo Monetario Internazionale.
L’Italia è in recessione, ancora, per il terzo anno consecutivo. A discapito delle rassicurazioni ricevute il 2014 volgerà al termine con un bollino nero e con un PIL calato dello 0,1%. Nonostante tutto, dal ministro Padoan arrivano ancora parole piene d’ottimismo. «Sono tre anni che abbiamo un numero negativo, quest’anno può darsi che avremo un numero negativo ma sarà minore rispetto agli altri anni. Nel 2012 il Pil è stato negativo per il 2,4% e nel 2013 ha perso l’1,9%.»

Dunque, bisogna essere fiduciosi e tranquilli? A quanto pare l’FMI non la pensa così e pressa l’Italia affinché adotti manovre correttive soprattutto per la disoccupazione, salita ormai al 12.6%.

Questa è una stima preoccupante, la più alta riscontrata dal secondo dopoguerra, che resterà così alta almeno fino al 2017.

Ecco, dunque, che urge con particolare urgenza, una cura immediata. L’Italia non può più attendere, i giochi sono finiti, adesso è l’ora dei fatti.

 

 

Maria Stella Rossi