Hadi al-Bahra, capo dell’opposizione laica siriana, ha rilasciato un’intervista esclusiva all’Huffington Post, nella quale, con toni duri , critica sia l’operato di Assad, sia dell’Occidente.

Nelle parole del capo dell’opposizione laica siriana, infatti, vi è un analisi delle strategie di Assad di fronte all’Isis, criticando, in oltre modo, di come egli usasse le forze a sua disposizione proprio per non colpire duramente i gruppi terroristici islamici, i quali, in questa maniera, avrebbero potuto contrastare i gruppi laici, che si oppongono al capo della Siria e, nel frattempo, favorire la creazione di un nemico che, in questa maniera, lo legittimasse, garantendo, agli occidentali, la possibilità di una riabilitazione, nonostante, sempre dalle parole di Hadi al-Bahra:
con cui peraltro” – riferendosi all’Isis – “continua a fare affari, ricomprando il petrolio estratto nelle aree controllate dalle milizie dell’Isis“.

Hadi al-Bahra ha anche affermato che l’Occidente ha praticamente dimenticato il conflitto, evitando di affrontare il problema fino a quando esso è diventato troppo grosso e pericoloso per essere ignorato ancora.

Il capo dell’opposizione laica siriana, inoltre, ha dichiarato che una possibile alleanza ad Assad sia impossibile e che il combattimento continuerà, come si è sempre fatto, verso sia le forze lealiste, sia verso le milizie di fede islamica, oltre ad affermare che, proprio ora, la Siria, a causa dei combattimenti continui, è sottoposta ormai a una procedura di frammentazione, con le forze lealiste che controllano solo parte del territorio e con annunci, molto più teorici che pratici, per ora, di volontà di creazione di stati e staterelli, spesso confessionali, cosa che Hadi Al-Bahra vuole escludere, in quanto pericoloso, specie per il vicino Libano.

Nel frattempo l‘Isis spaventa anche altre zone del medio oriente, con le forze segrete Palestinesi, Israeliane ed Egiziane che segnalano che l’Isis, nel corso del tempo, è riuscita ad infiltrarsi nelle diverse zone, specie nella striscia di Gaza, dove il conflitto tra Palestina e Israele potrebbe raggiungere nuove vette di pericolosità:
infatti per i servizi segreti interni Israeliani temono che, nel caso in cui Hamas crollasse, Abu Mazen non prenderebbe il potere, ma sarebbero i miliziani dell’Isis, ormai conteggiati tra i 500-600, anche se, secondo altri studi, sarebbero molti di più, ad arrivare a comandare il conflitto;
questo potrebbe portare nuovi problemi in una zona che mai è stata tranquilla, rendendo il tutto ancora più radicale, violento e pericoloso.

In Egitto, poi, è allarme rosso, in quanto si teme che le infiltrazioni possano rendere ingestibile l’ordine pubblico, dopo già i diversi disordini avvenuti negli anni precedenti e, perciò, la leadership egiziana si è riavvicinata ad Hamas, proprio per evitare ciò.

Il grosso problema, di queste forze, è che agiscono tutte con un comando centralizzato, al cui vertice si trova Abu Bakr al-Baghdadi, a capo dell’Isis, con miliziani pronti a tutto, pur di portare il “messaggio” del gruppo per tutto il medio oriente e vicino-oriente, dopo aver scatenato una guerra in Iraq e portato alla fuga numerose famiglie, con video di decapitazioni che hanno fatto il giro del mondo, scatenando l’allarme dei paesi occidentali.

Fabio Scala