Spesso alzando lo sguardo al cielo, soprattutto nei giorni più freddi, è facile notare, a valle del passaggio di un aeroplano, una lunga coda di fumo bianco o grigio che, secondo le teorie dei complottisti, risulterebbe essere una mistura di agenti chimici dannosi per l’uomo o quantomeno capaci di alterare le condizioni metereologiche. Nello specifico alcuni scienziati indipendenti sostengono che in alcune di esse potrebbero essere presenti sali di bario, ossido di alluminio, torio ed altri metalli pesanti. Prove definitive non sono state tuttavia ancora presentate e forse mai si potrà pervenire a simili risultati visto che le misurazioni effettuate a terra risultano non collegabili a tali fenomeni.

Il termine con cui spesso vengono etichettati tali tubi di flusso, “chemtrails”, venne citato per la prima volta in un documento ufficiale del 2001, nell’ambito del programma di disarmo presentato al Senato americano col nome di Space Preservation Act 2001. L’arma esotica in questione è stata tuttavia successivamente rimossa dal programma di disarmo, pur rimanendo il termine indelebilmente impresso nelle menti dei complottisti. Tuttavia l’idea che quelli nel cielo non fossero semplici fenomeni fluidodinamici ha una genesi precedente. Già nel 1996 circolavano le voci di un complotto volto a controllare il clima. In fondo il timore che qualcuno sia capace di controllare il clima è forse una paura ancestrale dell’uomo, tanto che negli stessi “Malavoglia” di Verga si legge: “[…] stavano fuori nel cortile guardavano il cielo, perché un’altra pioggerella ci sarebbe voluta come il pane. Padron Cipolla lo sapeva lui perché non pioveva più come prima. – Non piove più perché hanno messo quel maledetto filo del telegrafo, che si tira tutta la pioggia, e se la porta via – […]”.

Quelle che però vengono spesso etichettate come “scie chimiche” altro non sono che il prodotto finale della combustione e della successiva espansione che hanno luogo a valle dei motori a getto. Tali gas infatti vengono a contatto coi vortici alari d’estremità, un fenomeno causato della depressione presente sull’ala e della sovrappressione presente sotto la medesima, o con i vortici in prossimità del raccordo tra l’ala e la fusoliera ed una volta avvenuta la condensazione prende vita quella scia bianca a valle degli aeromobili la cui forma è in qualche modo predicibile grazie alla teoria dell’instabilità di Crow. Un mondo di equazioni ed integrali in cui pochi complottisti sembrano essersi cimentati.

Quanto poi alla loro visibilità essa è legata a particolari condizioni climatiche più che a determinate condizioni di quota. Il famoso scienziato tedesco Alfred Wegener ha studiato in Groenlandia la persistenza di scie chimiche lunghe anche tre chilometri concludendo che la condensazione dei gas di scarico si può verificare sia in ambienti a basse temperature, dove gli aghetti di ghiaccio fungono da nuclei di condensazione, sia in ambienti in cui siano presenti granelli di sale o di polvere, che svolgerebbero lo stesso ruolo del ghiaccio.

Meno persistenti e sicuramente più rare sono invece le scie bianche prodotte dai moti convettivi o dall’espansione che l’aria, attraversata da un aereo ad alta velocità, subisce. Queste sono spesso additate dai complottisti come la prova regina, essendo infatti tipici delle estremità alari degli aerei militari. Essi infatti, viaggiando ad elevate velocità, danno luogo ad una più forte espansione dell’area a seguito del loro passaggio, la quale viene incanalata nei vortici di estremità della ali. Anzi esistono studi militari volti proprio all’eliminazioni di tali scie che renderebbero l’aereo visibile ai nemici anche a kilometri di distanza, un po’ come se lasciasse le briciole nel bosco.

Quindi, a meno che i complottisti non siano individui usciti dalla caverna di platonica memoria e ritornati con verità alle quali la nostra scienza è impreparata, possiamo star tranquilli che non ci sia nulla da temere nei nostri cieli, a parte beninteso l’inquinamento che noi tutti contribuiamo a produrre.
Tuttavia, se la capacità creativa dell’uomo quando si tratta di arrecar danno ai propri simili non vi fa dormire la notte, potete star certi che nel Parlamento italiano c’è chi a spada tratta difende il vostro diritto alla salute. I parlamentari in questione appartengono ad ogni schieramento politico, a differenza di quanto qualche distratto giornalista ha detto eleggendo a tutori delle tesi complottiste i soli grillini. Anzi il fenomeno delle interrogazioni parlamentari sull’argomento è iniziato in Italia relativamente presto rispetto ad altri Paesi e nel solo arco temporale che va dal 2002 al 2014 se ne contano circa una quindicina:

  1. Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra,2 aprile 2003.
  2. Piero Ruzzante ed Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra,27 ottobre 2003.
  3. Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani,3 febbraio 2005.
  4. Gianni Nieddu, senatore dell’Ulivo,13 giugno 2006. Si parla di «scie conseguenti ad un intenso traffico di aerei non identificati i quali percorrono rotte non convenzionali […] sui cieli della Sardegna».
  5. Amedeo Ciccanti, senatore dell’UdC,8 agosto 2007.
  6. Katia Bellillo, deputata dei Comunisti Italiani e due volte ministro (agli Affari regionali e alle Pari opportunità),20 dicembre 2007.
  7. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico,5 giugno 2008.
  8. Amedeo Ciccanti, ora deputato dell’UdC,16 giugno 2008.
  9. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico,1 ottobre 2008
  10. Sandro Brandolini(insieme ad altri tre deputati), deputato PD, 28 gennaio 2009.
  11. Amedeo Ciccanti, ora deputato UdC,18 novembre 2009.
  12. Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei (SVP),5 novembre 2009.
  13. Antonio Di Pietro, deputato dell’Italia dei Valori,17 settembre 2008.
  14. Domenico Scilipoti, allora parte del gruppo Iniziativa Responsabile, ma di recente rieletto nelle liste del PdL 22 febbraio 2011.

Francesco Orefice