Tempo scaduto, le amministrazioni comunali hanno raggiunto il termine entro cui stabilire e deliberare le aliquote per la TASI 2014, e dai primi calcoli effettuati sembra già chiaro il destino per le famiglie italiane: un vero e proprio salasso.

L’importo complessivo che verrà riscosso attraverso la Tassa sui Servizi Indivisibili, secondo la CGIA di Mestre, sarà addirittura superiore ai 4,4 miliardi garantiti dall’IMU nel 2012. E infatti, per una famiglia su due, l’importo da pagare risulterà essere più alto.

Ma facciamo chiarezza: su 8.057 Comuni presenti in Italia, in 7.405 hanno fissato l’aliquota TASI entro i termini prefissati. La media nazionale, secondo quanto calcolato dai CAF, si attesta all’1,95 per mille; ben più alto il conto per gli abitanti dei capoluoghi di provincia, dove l’aliquota media sarà del 2,6 per mille. I circa 600 Comuni che, invece, non hanno voluto o saputo deliberare in tempo, dovranno “accontentarsi” di un’aliquota base dell’1 per mille, che sarà pagata in un’unica soluzione entro il 16 dicembre. In tutti gli altri Comuni, invece, la TASI sarà equamente ripartita in due rate, il 16 ottobre e il 16 dicembre.

A fare discutere, e in certi casi scalpore, è stato però il sistema delle detrazioni, che nell’IMU erano di 200 euro + 50 euro per ogni figlio a carico. Ben diverso il meccanismo nel computo della TASI, con effetti che, sempre nelle previsioni dei CAF, saranno tutt’altro che redistributivi, andando ad incidere maggiormente sulle famiglie più numerose e meno abbienti. Soltanto il 13,3% dei Comuni ha infatti previsto detrazioni per i figli a carico, in un altro 15% dei casi tali detrazioni sono fisse e, complessivamente, solo il 35,9% dei Comuni ha introdotto sconti sull’importo totale.

Pochissimi, quasi nessuno, i casi di detrazione per handicap, età e reddito.

Il problema principale, alla luce dei fatti, è sorto nello 0,8 per mille di maggiorazione lasciato come “margine” ai Comuni per finanziare le detrazioni, senza paletti precisi. I risultati possono definirsi abbastanza caotici, e di certo poco improntati alla perequazione sociale.

Giusto ricordare che, a differenza dell’IMU, la TASI è dovuta sia dai proprietari che dagli inquilini, questi ultimi purché abbiano un contratto di durata superiore a sei mesi nel corso del medesimo anno solare. Sulle prime abitazioni l’aliquota massima si attesta al 3,3 per mille, mentre sulle seconde case, che pagano entrambe le imposte, si può arrivare all’11,4 per mille. La base imponibile è la stessa utilizzata per l’IMU, e il pagamento si effettua attraverso i modelli F24.

Per calcolare efficacemente l’importo dovuto e stampare il modello di pagamento, è possibile collegarsi al sito www.amministrazionicomunali.it/tasi/calcolo_tasi.php

Emanuele Tanzilli