La legge di stabilità si avvicina, e le questioni di bilancio continuano a farsi più dure per il governo guidato da Matteo Renzi. Sul banco ci sono, in particolare, la questione vitalizi e quella dei debiti della Pubblica Amministrazione.

I vitalizi, cioè quell’assegno a cadenza mensile riconosciuto agli ex consiglieri regionali anche se non raggiungono alcun limite anagrafico, costano all’Italia 170 milioni di euro l’anno, poco meno delle spese degli ex parlamentari (200 milioni l’anno). Grillo avrebbe detto che questo è un privilegio della casta, ma questo privilegio ora rischia di far saltare le casse delle regioni, costrette a riconoscere stipendi troppo grandi. La storia comincia all’indomani della devoluzione di poteri da Roma alle regioni, cioè quando i consigli regionali hanno acquistato maggior autonomia finanziaria. Questi stessi consigli hanno deliberato che ogni consigliere, una volta smesso dalla carica, percepirà un contributo mensile, pari al tempo in cui è stato in carica, fino alla fine dei suoi giorni. Tutti questi vitalizi pesano sulle casse italiane circa 170 milioni di euro, ed in un momento di grave crisi, con il governo costretto a tagliare fondi su quasi tutti i servizi offerti, compresa la sanità, questo privilegio diviene ancora più insopportabile per i cittadini. Per esempio la regione Veneto paga 11.2 milioni di euro annui per il mantenimento degli ex consiglieri contro i ‘soli’ 9.1 milioni per le indennità dei consiglieri attivi. Il sottosegretario Zanetti, quindi, sta elaborando un sistema che propone il taglio di queste baby pensioni, proposta che arriverà quanto prima al giudizio delle camere.

Altra annosa questione di bilancio riguarda i debiti della Pubblica Amministrazione. Infatti, come dice lo stesso Renzi, ci sono soldi per pagare tutti i debiti della PA, ma questi viene smentito da vari personaggi politici. Grillo lo definisce “un bugiardo”, mentre non è migliore il parere di Forza Italia, secondo cui Renzi si arrampica sugli specchi. Non convinto anche Antonio Tajani, promotore in quanto commissario UE di una procedura di infrazione contro l’Italia, secondo cui ci sono ancora 60 miliardi di euro da pagare alle imprese.

In serata è poi arrivata la nota di Palazzo Chigi per mettere ordine al caos di denunce trasversali. Secondo la nota, lo stato non è in grado di avere una “mappatura certa” della situazione del debito della PA. La nota, comunque, assicura che con la nuova fatturazione elettronica, inserita nella riforma della Pubblica Amministrazione di Giugno, non si verificherà più questa situazione, con lo stato che saprà chi, quanto e da quando è creditore della PA. La nota termina dicendo che sono stati messi a disposizione i soldi per pagare tali debiti, mentre resta da perfezionare l’iter burocratico per dimostrare di essere creditore dello stato e riavere quanto dovuto.

Francesco Di Matteo