Dagli americani di vecchia generazione, più che a Gates e Jobs, è il cognome Rockefeller ad essere associato per antonomasia alla ricchezza sterminata e incalcolabile. Merito di John Davison Rockefeller, pioniere dell’industria petrolifera, che tra il finire del 19° e l’inizio del 20° secolo giunse a controllare l’intero mercato del petrolio statunitense tramite la Standard Oil, da lui fondata nel 1870.

La Standard Oil fu, di fatto, una delle prime multinazionali al mondo, e permise alla celebre famiglia di imprenditori di accumulare nel tempo un patrimonio che nel 2007 era stimato vicino ai 700 miliardi di dollari. Una fortuna immensa, costruita quasi completamente sull’oro nero, che però giunge ad una svolta. A poche ore dall’apertura della conferenza internazionale ONU sui cambiamenti climatici, arriva infatti l’annuncio da parte dell’associazione filantropica Rockefeller Brothers Fund: gli 860 milioni di investimenti in titoli petroliferi detenuti dal portafoglio del fondo saranno dirottati altrove, su fonti di energia alternative e sostenibili.

L’adesione formale al “divestment movement”, una campagna contro lo sfruttamento scellerato e indiscriminato delle fonti fossili partita dai college americani alcuni anni orsono, fa seguito a quella di oltre 180 tra associazioni, organizzazioni, fondi di investimento e singole personalità, per un ammontare che la società di consulenza Arabella Advisors stima ormai in 51 miliardi di dollari.

Certo, briciole in confronto alla capitalizzazione ben più vasta dei colossi del settore energetico e petrolifero, ma pur sempre un segnale ben chiaro sulla direzione da intraprendere in un futuro neppure troppo lontano: le previsioni più ottimistiche, tenendo conto dei progressi tecnologici e della scoperta di nuovi giacimenti, stimano che le risorse planetarie di petrolio si esauriranno con ogni probabilità entro i prossimi 70 anni.

E allora ecco giungere la svolta “green” anche da parte di una delle famiglie che proprio sul petrolio ha costruito storia, potere e ricchezza. La sensibilità al tema dell’impatto ambientale delle fonti fossili sta cambiando; i Rockefeller, del resto, hanno già da tempo disinvestito dal carbone e dalle sabbie bituminose, dimostrando di aver intrapreso un percorso che li vedrà progressivamente avvicinarsi alle fonti rinnovabili.

Non solo una questione etica, com’è facile immaginare: la green economy rappresenta, attualmente, un investimento più redditizio del carbone, sia in termini di durata dello sfruttamento, che in termini di ricadute sull’immagine della società presso azionisti e clienti.

Ci stiamo muovendo con cautela, ma con vero impegno”, ha dichiarato Steven Rockefeller a margine dello storico annuncio, che potrebbe mutare sostanzialmente l’atteggiamento dell’opinione pubblica e degli enti istituzionali verso il tema.

Per maggiori info sul divestment movement, è possibile consultare il sito internet gofossilfree.org

Emanuele Tanzilli