Nuove notizie giungono dal fronte dell’ISIS, il quale, incessante, combatte per conquistare altri territori e scacciare coloro che non sono desiderati.
Eppure, una buona notizia sembra giungere dai pressi di Kobane, a nord della Siria, dove erano in corso i combattimenti tra i curdi e l’ISIS: infatti, da quanto riferisce Redur Xelil, portavoce delle forze curde, essi avrebbero fermato l’offensiva dei miliziani islamici e, che nelle ultime 24 ore, questi ultimi non sarebbero avanzati dalle loro posizioni.

Un combattimento che diventa sempre più violento, con l’uso di carri armati, fucili d’assalto, granate, con i curdi che vogliono evitare che possano evitare massacri che sono già, in parte, avvenuti, da parte dell’Isis, verso non solo la loro popolazione, ma anche diretti a cristiani, turcomanni e yazidi.
I combattimenti in Siria tra ISIS e curdi hanno visto, per ora, la partecipazione di poche forze in gioco, seppur il numero di uomini in campo è alto, visto che i contatti tra curdi e altre fazioni sono ancora diradati, seppur si sta rafforzando quella con le forze di opposizioni siriane.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno dichiarato che un intervento in Siria, simile a quello in Iraq, con raid aerei, potrebbe essere possibile ed è nelle loro intenzioni, ma solo se vi possono essere alleati che possano sostenere questa iniziativa.

Il PKK, Partito dei Lavoratori Curdi, ha inoltre lanciato un appello ai militanti affinché si rechino in Siria a combattere contro i militanti islamici dell’ISIS, che, purtroppo, negli ultimi giorni hanno cinto d’assedio le aree a maggioranza curda.
La notizia proviene dall’agenzia di stampa Firat, che è ritenuta vicina al Partito dei Lavoratori Curdi.
In una nota, il gruppo ha chiesto la mobilitazione contro l’ISIS, e si legge che “è arrivato il giorno della gloria e dell’onore“.

L’appello arriva poco dopo l’annuncio dell’UNHCR, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati, che ha riferito che oltre centomila siriani di etnia curda stanno attraversando il confine con la Turchia, negli ultimi giorni, a causa dell’avanzata dell’ISIS.

 Fabio Scala