La Commissione Europea rivede in peggio le stime sull’occupazione in Italia ma, mentre nel resto di Eurolandia le cose sembrano migliorare, il ministro dell’economia Padoan ritiene che “le misure intraprese siano giuste, ma richiedono tempo per dare i loro frutti”.

La Commissione Europea stima che la disoccupazione calerà più del previsto nel biennio 2014-2015 con tassi dell’11,8% e 11,4% nonostante le previsioni di febbraio riportassero tassi del 12% e dell’11,7%. Più indietro l’Italia con un tasso del 12,8% previsto in questo anno e del 12,5% per quello venturo: ben al di sopra della media europea, insomma, e dalla stessa Europa tengono a precisare che “gli 80 euro non influenzeranno crescita e né la ripresa dei consumi. ma potrebbero avere un effetto positivo nel lungo termine se saranno una misura stabile attraverso una razionalizzazione della spesa”. Cattive notizie arrivano anche da Confindustria che aggiorna in peggio le sue stime prevedendo terzo e quarto trimestre negativi ed una crescita dello 0,5% per il 2015, precisando “Il +0,5% dell’anno prossimo bisognerà guadagnarlo attraverso riforme e investimenti”. Proprio in questo senso vanno le affermazioni del presidente di Confindustria Squinzi che, sulla modifica dello Statuto dei Lavoratori, dice: “L’abolizione dell’artico 18 potrebbe portare in Italia nuovi capitali, visto che molti imprenditori non investono in Italia perché assumere un lavoratore significa farlo a vita”. Indipendentemente dalla bagarre scatenata dall’eventuale modifica, la nota docente di economia politica dell’Università degli Studi di Firenze, Anna Pettinari, ha dichiarato è noto a noi economisti che ad un aumento della flessibilità non consegue un aumento di occupazione. Nuovi posti di lavoro si creano solo in caso di crescita ed investimenti”.

Nonostante i dati non esaltanti, Padoan resta ottimista come all’inizio del suo mandato e controbatte: “Le misure richiedono tempo ma la direzione e le misure sono giuste però i tempi sappiamo tutti, sia a Roma che a Bruxelles, che non sono immediati ma questo non indebolisce l’importanza delle misure”. Si mostra molto sicuro aggiungendo che “l’UE non tiene conto delle ottime politiche intraprese dal Governo che quest’anno non sforerà il famoso tetto del 3%, del costo del debito in riduzione e della crescita in aumento”.

I dati poco positivi e le rassicurazioni del ministro dell’economia non attenuano minimamente lo scetticismo di Ignazio Visco, il governatore di Bankitalia, che ha rilasciato un’intervista all’agenzia Bloomberg in cui ha esternato tutte le sue preoccupazioni sull’avanzamento delle riforme utili al nostro Paese, dichiarando “Non è chiaro se le riforme stiano progredendo”, salvo aggiustare rettificare “Nel complesso penso che stiano andando avanti”, apparendo anche più pacato rispetto alle dichiarazioni del 7 settembre rilasciate a Repubblica: “Abbiamo un grave ritardo rispetto gli ultimi grandi cambiamenti: l’apertura dei mercati e la globalizzazione, la demografia, la tecnologia. L’Italia ha fatto pochi investimenti per tenere conto di tutto questo”.

La chiusura dell’intervista rilasciata all’agenzia Bloomberg durante il G20 è stata, però, è quella che sentiamo da mesi “Il problema non riguarda un solo Paese, ma l’economia mondiale”. Dichiarazione condivisibile ma non fino infondo, nemmeno dal Presidente del Consiglio il quale ha dichiarato ” La crisi riguarda tutto il mondo, quindi l’Europa, di cui l’Italia rappresenta la camicia nera. Questi dati parlano chiaro: ancora non siamo ripartiti”.

Ferdinando Paciolla