Gli Stati Uniti d’America vogliono fermare il reclutamento dei jihadisti da tutto il mondo tramite l’ONU. Mercoledì alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dedicata alla discussione della strategia contro l’ISIS, Obama presenterà una risoluzione che obbligherà tutti i Paesi membri ad adottare leggi per contrastare il reclutamento di combattenti islamici nei propri confini.
Il testo stabilirà per la prima volta degli standard legali a cui i paesi ONU dovranno aderire per prevenire e sopprimere il reclutamento di loro cittadini da parte delle organizzazioni terroristiche internazionali, oltre a vietare l’ingresso e il transito sul proprio territorio nazionale di sospetti terroristi.

L’obiettivo è quello di unificare e rafforzare l’azione di contrasto politica e legale al flusso di jihadisti che si stanno recando in Iraq e Siria per unirsi alle forze del Califfato Islamico. Quindi, se la risoluzione passerà, le nazioni dovranno perseguire i propri cittadini che si sono uniti alla jihad insieme ai loro collaboratori, compreso chi si dedica alla propaganda ed alla raccolta di fondi. Secondo l’intelligence americana al momento ci sono 15mila combattenti stranieri in Iraq e Siria, provenienti da 80 paesi, e tra questi oltre 2000 europei e un centinaio di americani. Quello che preoccupa maggiormente le intelligence e i servizi anti-terrorismo occidentali è l’eventuale ritorno in patria di questi combattenti, che potrebbero compiere attacchi nelle proprie nazioni d’origine.
La risoluzione, se verrà approvata, sarà vincolante e prevederà un organismo di controllo della sua applicazione, ma già si prevedono problemi in ciò.
Il semplice viaggio in Siria ed Iraq in sé non è un crimine, e l’ex coordinatore della squadra di monitoraggio dell’Onu per al Qaeda e Talebani, Richard Barrett, ha già dichiarato che “non sarà difficile solo l’applicazione [della risoluzione ndr] ma anche il monitoraggio”.

Intanto i giornali italiani (Adnkronos) segnalano che una cellula del Califfato scoperta in Kuwait la scorsa settimana avrebbe stampato monete e banconote per lo Stato Islamico, citando quotidiani della zona come fonti.
Tuttavia quest’ultima parte della notizia non trova conferma nei giornali stranieri.

Al-Arabiya e CrashOnline parlano sì degli jihadisti arrestati nell’Emirato del Golfo, ma non accennano in alcun modo alla produzione di banconote, e pare invece che, come dice Foreign Policy, la notizia di una valuta dell’ISIS sia una bufala circolante dal febbraio di quest’anno.

Giacomo Sannino