Sono stati 4.241 i fallimenti aziendali nel secondo trimestre del 2014, lo scrive il Cerved nella sua analisi: “Anche le aziende che avevano superato la prima fase di crisi ora stanno chiudendo”, la colpa sarebbe dovuta alla “stretta al credito e alla domanda troppo bassa”.

Le saracinesche si abbassano in tutta la Penisola, quindi, sull’intero semestre 2013 i default sono stati oltre 8mila: record negativo in assoluto. L’analisi del Cerved, società quotata specializzata nell’analisi del rischio di credito e una delle maggiori agenzie di rating in Europa, mostra che i fallimenti riguardano l’intero Paese: “I tassi di crescita – spiega De Bernardis, amministratore delegato di Cerved – sono ovunque a doppia cifra ad eccezione del Nord Est, in cui si registra un incremento del 5,5%, il livello più basso di tutto il territorio”.

Il dato maggiormente preoccupante è quello che fa riferimento ai fallimenti nel Mezzogiorno e nelle Isole, in crescita del 14% rispetto al primo semestre, contro il 10,7 nel Nord Ovest e 10,4% nel Centro. “Stiamo vivendo una fase molto delicata per il sistema delle PMI italiane – commenta Gianandrea De Bernardis,– la nuova recessione sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima fase della crisi e che stanno pagando il conto al credit crunch e di una domanda da troppo tempo stagnante”.

Le procedure fallimentari nelle costruzioni nella manifattura continuano a crescere, anche se a ritmo più lento: le chiusure delle imprese edili crescono nei primi sei mesi del 2014 dell’8,2%, mentre per le imprese manifatturiere l’aumento è del 4,5%. I recenti correttivi legislativi hanno fatto crollare le domande di concordato in bianco e diminuire i concordati comprensivi di piano. In crollo anche le liquidazioni, segnano un’inversione di tendenza a livello semestrale dopo un lungo periodo di crescita.

Luca Mullanu

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Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.