La storia infinita delle Province si arricchisce di un nuovo tassello.
Nonostante siano stati privati di gran parte delle loro funzioni, gli “enti territoriali di area vasta”, secondo la dicitura della Legge Delrio dell’aprile scorso, rimangono in attività e continueranno ad occuparsi di materie sensibili quali trasporto locale, edilizia scolastica, gestione delle strade provinciali, almeno fin quando la riforma costituzionale, che contempla la loro eliminazione, non vedrà la luce. Il risparmio derivante dall’operazione sarebbe di “3.5 miliardi, di cui 110 milioni nel solo periodo iniziale d’applicazione della legge” secondo il sottosegretario firmatario della riforma. Più cauta la previsione dell’ Unione Province, per la quale i tagli ammonterebbero a “32 milioni”.

Amministrazioni dimezzate, ma non prive di Presidente e Consigli, i quali saranno rinnovati dal 28 settembre al 12 ottobre in 64 Province.
Non verranno chiamati alle urne i cittadini, bensì  i soli sindaci e consiglieri dei comuni del territorio provinciale, che troveranno in cabina due schede distinte,una per il presidente ed una per il consigliere.
Un’elezione di secondo grado dunque, come avviene per il Presidente della Repubblica o, come è d’attualità in questi giorni, per un terzo dei componenti della Corte Costituzionale.
Il Presidente eletto rimarrà in carica per 4 anni, mentre il Consiglio, formato su base proporzionale, per 2.

Ad aprire le danze, il 28 settembre, saranno gli enti di Bergamo, Lodi, Sondrio, Taranto e Vibo Valentia.
Al voto andranno anche le Città Metropolitane, mentre le urne saranno chiuse nelle regioni a statuto speciale (escluse dalla riforma) ed in altre tredici province, tra cui Reggio Calabria e Venezia.

Come gran parte delle elezioni indirette della storia repubblicana, anche le prime riguardanti le Province non sono esenti da liti e apparentamenti alquanto inediti.
A far discutere è il caso Parma, il cui comune capoluogo è retto dal 5 Stelle Federico Pizzarotti, infatti nella città emiliana sembrava fatta per un accordo PD-M5S, prima del dietrofront di Beppe Grillo; la situazione è in stallo, con Pizzarotti bloccato dai suoi e il Partito Democratico spaccato.
Per il partito del Presidente del Consiglio non va meglio in Toscana:
Il centro-sinistra rischia di perdere Livorno, vista la scelta, da parte dei 5 stelle, di non presentare proprie liste e appoggiare Giuliano Parodi, indipendente con un passato in Rifondazione.
Non va meglio nelle province di Massa Carrara e Frosinone, dove il PD si presenterà con due diversi candidati.
Anche Forza Italia si presenta spaccata sia a Verona che a Bergamo.
L’unica provincia in cui tiene l’ alleanza governativa è Varese, in cui Nuovo Centro Destra corre con il PD.