Lo scorso dicembre, in Spagna, il governo aveva approvato un disegno di legge, che, come si poteva ricavare dal testo, limitava la possibilità di ricorrere all’aborto solo in precisi casi, come malformazione del feto, stupro e gravi rischi di salute alla madre, riportando, quindi, la disciplina, alla legge del 1985.
In seguito a queste dichiarazioni e a questa approvazione, da parte del governo spagnolo, le femministe di tutta Europa, insieme a molti altri settori della popolazione Europea, avevano protestato vivacemente per questo e, per dimostrare con più forza la loro opposizione, si erano tenute diverse manifestazioni, nelle principali città Europee.
In seguito a questo, il progetto era rimasto in parte silente e, ora, arriva un passo indietro, dichiarato dallo stesso premier spagnolo, Mariano Rajoy, appartenente al Partido Popular, che aveva promesso, proprio in campagna elettorale, una legge più restrittiva sull’aborto:
il progetto di legge di “protezione del concepito e dei diritti delle donne in gravidanza” non vedrà la luce, per mancanza di “sufficiente consenso”.

Ciò, però, non vuol dire che non saranno intraprese ulteriori riforme, infatti l’esecutivo Spagnolo vuole riformare l’attuale normativa sui termini legali dell’interruzione volontaria di gravidanza, volendo introdurre il consenso obbligatorio dei genitori per le minori di 16 anni che vogliano abortire, cosa differente da ora, dove, invece, vi è bisogno soltanto che, i genitori, siano informati di quanto la figlia vuole fare.

A margine del Congresso mondiale di relazioni pubbliche in svolgimento a Madrid, il premier spagnolo ha annunciato anche un piano di protezione della famiglia, che vedrà la luce, però, “entro la fine dell’anno” e che non saranno previsti ulteriore modifiche alla legge sull’aborto.

Fabio Scala