Un anno e tre mesi di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici (pena sospesa e non menzionata nel casellario giudiziario), questa la pena inflitta all’ex pm Luigi De Magistris e a Gioacchino Genchi, esperto informatico autore delle intercettazioni, ritenuti colpevoli del reato di abuso d’ufficio, consumato nell’ambito dell’inchiesta Why Not.

L’abuso si sarebbe consumato nella raccolta di tabulati telefonici riguardanti le utenze di un gruppo parlamentare ottenute senza l’autorizzazione delle camere d’appartenenza.

De Magistris ebbe il solo torto di lasciare troppa libertà d’iniziativa al tecnico Genchi, il cui incarico era finalizzato a portare alla luce il giro di relazioni e rapporti desumibili dalla rubrica telefonica (che conteneva migliaia di numeri) riconducibile all’imprenditore Antonio Saladino, il quale ne avrebbe approfittato per costruirsi un database pieno di informazioni, creando un bagaglio di conoscenze enorme, riguardante vita, morte e miracoli dei politici.

Per il rappresentante dell’accusa la conclusione è che tutta l’operazione illecita sia stata condotta e gestita da Genchi, il quale avrebbe sfruttato la scarsa attenzione del pm, che probabilmente ignorava il coinvolgimento dei parlamentari né era consapevole che il suo consulente ci stesse lavorando sopra.

Why Not  prende il nome dalla società di outsourcing di Lamezia Terme incaricata dalla Regione Calabria per la fornitura di lavoratori specializzati nel settore informatico, questa riguardò un presunto gruppo di potere trasversale, tenuto insieme da una loggia massonica coperta, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’assegnazione di appalti, portando alla condanna di 17 dei 69 imputati, per un computo complessivo di 18 anni di reclusione.

Da questa inchiesta partirono poi una serie di indagini presso differenti procure che coinvolsero importanti personaggi politici dell’epoca, come  l’allora Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, e l’allora presidente del Consiglio Regionale, Sandra Leonardo, coniuge di quest’ultimo, indagini che privarono il Governo Prodi II dei voti UDEUR al Senato, causando la crisi politica che portò alla fine prematura della quindicesima legislatura.
L’ex ministro ha dichiarato che “nulla mai potrà ripagarmi. Quell’indagine, condotta in maniera illegale, è stata all’origine di tutte le mie difficoltà, sul piano umano e sul piano politico. Quell’indagine ha cambiato, fino a stravolgerla, la storia politica italiana“. “Da allora tutto è precipitato – si sfoga Mastella – Ho subito processi mediatici, sono stato additato come il politico aduso all’illegalità. Ora i magistrati hanno accertato la verità, ovvero che a compiere atti illegali è stato chi mi ha voluto a forza indagare, senza alcun motivo. Purtroppo, nessuno, niente potrà mai ripagarmi per il grave danno subito“.
Alle dichiarazioni di Mastella fa da contraltare l’assordante silenzio che si registra in queste ore sugli account dei principali social network del Sindaco, da sempre assiduo frequentatore dei social, nè alcuna parola è stata proferita attraverso canali ufficiali.

Marco Scaglione