Il vertice internazionale delle Nazioni Unite per la salvaguardia delle foreste e del clima era stato preceduto da un annuncio molto significativo: la rinuncia al petrolio da parte del fondo di investimento dei Rockefeller (leggi qui); un segnale beneaugurante in vista del summit, in quel di New York, tra i vertici dei governi mondiali, coadiuvati da associazioni, aziende e ONG provenienti da ogni parte del globo.

Un appuntamento unico, il primo del suo genere nella storia, accompagnato da un gran numero di aspettative e di proclami. Capofila, com’era prevedibile, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che si era espresso dicendo che “Il nostro clima sta cambiando molto più velocemente dei nostri sforzi per affrontarlo. È la minaccia numero uno del secolo, e Stati Uniti e Cina hanno la responsabilità di guidare il mondo nella lotta ai cambiamenti del clima. Ci riusciremo solo se si uniranno a noi tutti i Paesi del mondo, Paesi ricchi e in via di sviluppo”.

Tra gli ospiti del segretario generale ONU, Ban Ki-Moon, anche il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi e l’attore Leonardo DiCaprio, tutti unanimi nell’appello a moltiplicare gli sforzi per tutelare le foreste e combattere il surriscaldamento globale, per sottolineare la trasversalità del tema e l’impegno comune ad arginare il problema, che non coinvolge soltanto ministri e attivisti, ma l’intero pianeta.

Il vertice si è concluso questa mattina, e l’accordo raggiunto lascia ben sperare: con la Dichiarazione di New York sulle Foreste, i firmatari si pongono congiuntamente l’obiettivo di dimezzare il tasso di perdita delle foreste entro il 2020 ed azzerarlo del tutto entro il 2030. Inoltre, il piano prevede il recupero di complessivi 350 milioni di ettari di terreno degradato e la riduzione delle emissioni di monossido di carbonio di un range che va dalle 4,5 alle 8,8 miliardi di tonnellate entro il 2030.

Tra i principi di massima che saranno perseguiti, anche il contribuire alla crescita economica, alla riduzione della povertà, al mantenimento del principio di legalità, alla sicurezza alimentare, alla resilienza del clima e alla conservazione della biodiversità.

Obiettivi ambiziosi, che giungono a poche settimane dal rapporto metereologico ONU che constatava un nuovo record nel tasso di CO2 nell’atmosfera, a 396 ppm (parti per milione, ndr), e la ridotta capacità della biosfera di assorbirla a causa di deforestazioni e acidificazione degli oceani.

Un autorevole commento all’intesa raggiunta oggi è giunto da Teguh Ganda Wijaya, presidente di Asia Pulp and Paper Group, colosso indonesiano tra i primi ad aderire alla campagna “Zero Deforestazione”, al momento della firma: “Le imprese possono prendere l’iniziativa nella realizzazione di questi impegni, ma dobbiamo lavorare a stretto contatto con tutte le parti interessate, compresi i governi e le ONG, per affrontare veramente le istanze della deforestazione e del cambiamento climatico”.

Secondo i più recenti studi scientifici, se l’umanità continuasse ad inquinare il pianeta al ritmo attuale, la temperatura media della Terra salirebbe di 5 gradi centigradi nel giro di un secolo, con conseguenze devastanti sul clima e sui fenomeni atmosferici. Uno scenario da evitare ad ogni costo, all’interno del quale si inseriscono le nuove opportunità economiche fornite dall’industria green nella creazione di posti di lavoro e sviluppo sostenibile.

Emanuele Tanzilli