C’è arrivato per ultimo, ma c’è arrivato anche lui: Beppe Grillo è l’ultimo di una lunga serie di persone che si oppongono alla riforma del lavoro.
Eppure fa strano vedere il comico genovese strizzare l’occhio proprio a Bersani e alle minoranze PD su un tema del quale non gli è mai fregato nulla.
Se infatti Beppe Grillo, che presumibilmente di economia e lavoro non capisce una mazza, ha difeso più volte il sistema della flessibilità (seppur condizionato, come nel Jobs Act, ad un welfare universale unico per tutti i lavoratori e i disoccupati), uno degli economisti che più ha ispirato il programma economico del Movimento, Mauro Gallegati – l’amico di Stigliz – diceva più esplicitamente che “L’art. 18 non serve, l’obiettivo del M5S è tutelare il lavoratore e non più il posto di lavoro”.
Insomma: se è vero come è vero che su internet impazza il video di Renzi che difende l’articolo 18, non la stessa dovuta diffusione ha avuto quella che è sempre stata la posizione dei grillini più colti sulla materia delle garanzie e della flessibilità, ivi compreso proprio l’articolo 18. Senza neanche scomodare una delle note gaffe dell’ex capogruppo grillino Roberta Lombardi, che definì l’articolo 18 “un’aberrazione”.

Non basta: se prima Beppe Grillo andava contro la “casta” dei sindacati, arrivando a contestare spesso e volentieri persino Maurizio Landini, ed auspicandone apertamente l’abolizione, oggi invece li difende invocando i compagni Cuperlo, Civati, Bersani (e Vendola), a unirsi in difesa della CGIL.
Insomma se Renzi usa la CGIL come uno straccio”, Grillo finora non ha scherzato. A Grillo lo slogan, ai suoi guru spetta il compito di spiegare meglio la linea: sempre secondo Gallegati, in una intervista un po’ datata, la rappresentanza sindacale sarebbe destinata a scomparire in una nuova organizzazione del Lavoro. Lo stesso economista afferma di non essere molto lontano dalle idee di Pietro Ichino, per molti il vero autore e artefice della riforma del lavoro renziana.

Tutto questo, dunque, appare come un’operazione di marketing politico di bassa lega e persino ritardatario, che mira a far scomparire dietro un polverone marchiato cinquestelle chi fa sue queste battaglie da una vita. Può darsi che Grillo si sia convertito sulla via di Damasco per quanto riguarda la sua idea di mercato di lavoro? Io non credo, visto che persino nella famosa intervista di Vespa a Grillo prima delle europee, quest’ultimo non ha negato la sua simpatia per la flessibilità, ovvero il precariato con l’aggiunta di una cassa integrazione unica e per tutti. Può darsi, dunque, che sia stato proprio Grillo e la sua aperta, anche se un po’ sotterranea, battaglia per un mercato del lavoro più “libero” da vincoli che in realtà sarebbero garanzie, a convertire Renzi. Il Jobs Act è anche un po’ merito di Beppe, insomma, ma lui è uno modesto e fa finta di nulla.

rifobenni