La Corte Suprema di Israele ha sentenziato la chiusura del centro di detenzione di Holot, situato nel deserto del Nagev, nelle parte meridionale di Israele.
La corte ha espresso forti dubbi sulla legittimità delle politiche adottate fino ad ora dal premier israeliano Benjamin Nethanyahu nei confronti dei clandestini detenuti; è illegaledetenere o incarcerare gli individui per un periodo fino a 12 mesi” hanno detto i giudici, quindi d’ora in poi i clandestini verranno trattati nello stesso modo dei cittadini israeliani che secondo la legge possono soggiornare fino ad un massimo di 60 giorni nelle strutture governative di detenzione.

Attualmente la popolazione del campo è di 2200 unità, tra queste la maggior parte proviene da Sudan ed Eritrea.
I detenuti sono, in teoria, liberi di andare dove desiderino, ma devono essere presenti ai tre appelli che si effettuano ogni giorno all’interno del campo.
Nella sentenza finale il giudice Vogelman dice: “Il punto debole di Holot è che chi vi risiede ha un’agenda obbligata, senza alcuna possibilità di modifica. Molte soluzioni possono essere considerate, ciò che conta è trovare un momento di raccordo fra benessere collettivo e personale“.

In conclusione, i clandestini fatti prigionieri durante l’attraversamento del confine egiziano “non possono essere obbligati a coercizioni di qualsiasi sorta“.
Il ministro degli interni uscente Gideon Saar è in disaccordo in quanto, secondo lui, il campo di Holot ha svolto fino ad oggi la funzione di “barriera” contro l’immigrazione riducendo il numero degli ingressi nel paese.

Nel mese di Giugno alcuni prigionieri richiesero l’aiuto dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati, intrapresero uno sciopero della fame e in cinquecento si diressero verso la frontiera egiziana per attraversarla, ma furono fermati dalle forze di polizia israeliane.
Diversi detenuti furono arrestati e trasferiti nella prigione di Saharonim.
Ora spetta al presidente Netanyahu decidere cosa ne sarà del centro detentivo di Holot.

Bruno Formicola