Chi crede che Pompei sa una città morta, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. si sbaglia di grosso, davvero. A me sembra che Pompei sia una città attivissima, che ogni giorno vive (per non dire subisce) un turbinio di eventi mai noiosi. Se volgiamo lo sguardo soltanto agli ultimi giorni, per non dire mesi, ci accorgiamo che è davvero faticoso stare al passo con la cronaca quotidiana degli scavi archeologici. Soltanto qualche giorno fa due turisti sono stati sorpresi mentre cercavano di trasportare un piccolo souvenir fuori dal nostro paese: una lesena di 30 kg, fortunatamente messa in salvo, per non dire abbandonata dagli stessi turisti, prima che salisse sull’aereo diretto in America. Ma più che soffermarmi su un episodio del genere, all’ordine del giorno negli scavi di tutto il mondo (chi non vorrebbe avere un reperto nel proprio salone o rivenderlo per tirar su una bella sommetta?), trovo sconvolgente il fatto che proprio due giorni fa, il 23 settembre, un ragazzino di una scolaresca australiana sia stato colto in flagrante mentre tirava calci ad un muro della domus dell’Ara Massima che, a quanto sostengono gli archeologi, non ha subito i danni del gesto, sconsiderato, di un adolescente che ha testualmente affermato: “Ho pensato che danneggiare il sito archeologico mi avrebbe dato notorietà”

Lungi da me sparare sentenze su un atto che chiunque, mi auguro, considererebbe folle, ma domande sul perché Pompei versi in questo stato sorgono spontanee: dal momento che noi stessi non mostriamo rispetto per un luogo che dovremmo considerare “nostro”, perché mai dovremmo pretenderlo dai turisti stranieri?

Eppure i dati su Pompei sono continuamente in contrasto tra loro, e la città “morta” presenta mille facce tutte diverse tra loro. Non ci sono solo le notizie sui grandi crolli, c’è molto di più.

C’è la Pompei del grande anfiteatro, che potrebbe competere con l’arena di Verona e rappresentarne l’alter ego meridionale, quella degli spettacoli che però lasciano luci ed ombre, dal momento che proprio la scorsa settimana la messa in scena delle opere “Bohème” e “Carmen” ha visto piovere innumerevoli critiche per la cattiva gestione dei biglietti, che sono stati erogati in maniera gratuita per le autorità, venendo meno alla promessa di riservare qualche centinaio di biglietti a prezzi scontati per disabili e giovani.

Ancora, la Pompei dei fondi europei, soldi che non sono investiti e che per i non addetti ai lavori rappresentano un grande mistero. Com’è possibile che l’Unione europea devolvi agli scavi campani milioni di euro che non vengono spesi e rischiano soltanto di tornare indietro?

Dei 105 milioni di euro stanziati per il Grande Progetto Pompei, «solo l’1% è stato utilizzato e un altro 24% è stato destinato a lavori in fase di completamento. Il restante 75% va speso entro la fine del 2015», afferma il commissario europeo per le politiche regionali Johannes Hahn, altrimenti i soldi in questione tornano direttamente nelle casse dell’Unione. Una sfida che il Ministro Dario Franceschini sicuramente intende vincere, dal momento che nel piano Art-Bonus Pompei è inserita, insieme alla reggia di Caserta, tra i primi interventi straordinari che il MiBACT vuole affrontare. Una cattiva gestione che si manifesta appieno attraverso i fatti di cronaca, non solo concernenti atti incivili di turisti irrispettosi, ma anche e soprattutto la scarsa manutenzione effettuata in un sito che richiederebbe, invece, cure quotidiane.

Eppure i dati di affluenza sono emblematici: i turisti sono sempre più in crescita e soltanto nella giornata del 20 Settembre scorso, in occasione della Notte dei Musei promossa dal Ministero, i biglietti staccati alla cassa sono stati ben 1084. Segno evidente che il luogo non smette di affascinare e di trarre a sé visitatori e curiosi.

Quindi, perché non dotare Pompei di una equipe che svolga al meglio il suo lavoro? Perché non diventare orgogliosi, ancor più, dei lasciti della nostra gloriosa storia? Una storia a cui guarda con interesse e ammirazione tutta l’Unione Europea, una storia che dovremmo preservare con onore, a testa alta, perché, ammettiamolo, Pompei, insieme a tutta l’area archeologica campana, è un sito unico al mondo, e non dovremmo far altro che rendere tutti invidiosi del nostro patrimonio e curiosi di visitarlo.

Antonella Pisano