Il presidente ucraino Petro Poroshenko lo ha annunciato oggi: Kiev chiederà l’adesione all’Unione Europea nel 2020. Nei 6 anni che separano da questa frontiera, l’Ucraina attuerà un programma di 60 riforme per presentarsi a Bruxelles in grado di non essere respinta.

Nel frattempo, comunque, Poroshenko ha anche firmato il decreto con il quale il Governo potrà chiudere temporaneamente le frontiere terrestri e marittime con la Russia, per “risolvere, rispetto alla procedura stabilita, la questione della chiusura temporanea dei passaggi al confine statale dell’Ucraina con la Russia per i trasporti automobilistici, marittimi, pedonali […] e anche, in caso di necessità, quella della chiusura temporanea dei passaggi al confine per altri mezzi di trasporto”.

Il piano di Poroshenko per l’Ucraina

Poroshenko pensa, per lo sviluppo dell’economia ucraina, di varare entro il 2020 una sessantina di riforme “che dovrebbero essere lanciate quasi in simultanea. Quando abbiamo parlato di riforme, ci è stato consigliato di non iniziare cambiamenti in tutti i campi negli stessi tempi, ma lo faremo in una maniera diversa”.

Le priorità che il leader ucraino intende perseguire sono il rinnovamento anti-corruzione del potere, riforme della giustizia e della tassazione, il rafforzamento del settore della difesa e dell’indipendenza energetica di Kiev. Il filo conduttore sarà la “popolarizzazione dell’Ucraina nel mondo”, un po’ quello che Monti prima e Renzi poi hanno dichiarato di voler fare con l’immagine dell’Italia.

Il programma statale a lungo termine prevede una revisione del 70% dell’apparato governativo ed un flusso di investimenti esteri diretti che raggiunga i 40 miliardi di dollari nel quinquennio 2015-2020. Gli indicatori strategici prevedono l’ingresso dell’Ucraina nella lista dei 20 paesi migliori per il business (ora è 99ª nella lista di Forbes) ed un innalzamento del PIL pro capite a 16000 dollari (attualmente 8500 dollari).

Poroshenko spera di ottenere un altro miliardo di dollari dagli Stati Uniti e la stessa cifra dall’Unione Europea in aiuti addizionali. Il presidente ucraino ha detto di voler “fare tutto ciò che è legalmente possibile per fermare l’attacco alla hryvnia”, la valuta ucraina che oggi vale 6 centesimi di euro.
Ha dichiarato che “i prezzi sono calati, i guadagni delle esportazioni diminuiti, le industrie nell’est sono ferme e non esportano nulla, e nessuno investe nel paese durante la guerra”. Inoltre ha aggiunto che sarebbe necessario apportare delle correzioni al piano del Fondo Monetario Internazionale per l’Ucraina.

Scoperte nuove fosse comuni nell’est

I ribelli filorussi dell’est ucraino hanno denunciato oggi di aver scoperto altre fosse comuni vicino alla loro roccaforte di Donec’k, nell’est ucraino.

Aleksandr Zakharcenko, premier dell’autoproclamata repubblica di Donec’k, ha sostenuto che sono stati rinvenuti circa 40 corpi in tre fosse comuni, una con vittime civili, le altre due con cadaveri di miliziani ma anche di soldati ucraini, forse disertori. “Troviamo sempre nuove fosse comuni, non sappiamo ancora il loro numero esatto”, ha dichiarato.
Ieri i ribelli avevano denunciato la scoperta vicino ad una miniera a 60 kilometri da Donec’k di una fossa comune con quattro corpi di vittime di esecuzioni sommarie, una delle quali decapitata, e avevano accusato le forze ucraine di aver torturato e assassinato dei civili: l’accusa è stata respinta da Kiev, ma Mosca ha chiesto un’indagine internazionale e sul posto si sono recati gli osservatori dell’OCSE.

Sicuramente, nonostante i proclami di Poroshenko, le fosse comuni e l’uccisione così cruenta di civili non sono un buon biglietto da visita per presentarsi a Bruxelles.

Simone Moricca