Il premier italiano Matteo Renzi viene intervistato dal Wall Street Journal e dall’agenzia Bloomberg, dopo una assemblea generale dell’ONU a New York, indetta per discutere degli argomenti clima e ambiente, in merito al Jobs Act e alle seguenze di riforme che hanno provocato una spaccatura interna al partito cui rappresenta, oltre a numerosi diverbi con i sindacati.

Tra le primissime questioni da dibattere raffiora la questione dell’articolo 18: il premier sembra deciso ad eliminare la garanzia del reintegro, mentre Susanna Camusso della CGIL si chiede se questa decisione avrà un terminale temporaneo che sia dignitoso per il futuro dei lavoratori precari.

“Rispetto tutte le idee, anche quelle del sindacato. Credo che il compromesso sia importante, ma non è la strada da percorrere adesso”. Così si giustifica il premier, quando dice di voler fare le riforme a qualunque costo. E poi ancora: “abbiamo cambiato tanti governi ma finora non abbiamo cambiato l’Italia. Finalmente possiamo investire in una nuova generazione contro le vecchie degenerazioni. Noi amiamo il passato ma guardiamo al futuro.”

L’austerità senza crescita è un errore” afferma Matteo Renzi, che si mostra convinto di avere un progetto di riforme abbastanza forte da far fronte a queste politiche. Poi rassicura sull’assenza categorica di nuove tasse per gli italiani, e senza mai abbandonare toni moderati, si sbilancia anche sulle politiche che verranno attuate e che sono richieste di un’Europa pretenziosa e fiscale: “l’Italia dimostrerà la sua autorità morale nel fare le riforme. Quando la Germania decise di fare le riforme nel 2003, accettò la flessibilità e decise di non rispettare il parametro del 3%. Noi invece lo rispettiamo, ma chiediamo flessibilità mentale.

Invece riguardo i nuovi piani economici Renzi afferma il desiderio di predire un futuro formato da riforme strutturali, in cui siano i governi a decidere le sorti dell’Europa, nella sua unità come nelle sue individuali componenti, e non la BCE. Poi precisa i suoi rapporti diplomatici con il leader FI, Berlusconi, ammettendo un’eventuale relazione d’opposizione, che in definitiva spera veder tramutare in coalizione. Infine non è dell’idea di tornare presto alle elezioni: “fino al 2018. Se abbiamo un problema, lo si deve risolvere. Non andare a votare“.

Inoltre non potevano mancare dei chiarimenti italiani al riguardo dell’argomento di tensione da guerra fredda che si trama tra l’Ucraina spalleggiata da UE e Stati Uniti contro la Russia: il premier auspica il ritiro di ogni sanzione inflitta a Mosca, per ritornare all’equilibrio pacifico stipulato negli anni ’80 tra le grandi potenze degli USA e Russia: “spero che si possano revocare le sanzioni contro la Russia molto velocemente.  Non per le reazioni in economia, ovviamente importanti per l’economia e per l’Italia in diversi settori, ma per un messaggio che riteniamo molto importante: UE, USA e Russia dopo il 1989 hanno costruito una strategia comune e credo che se ci fosse un segno di pace potremmo tornare indietro su differenti posizioni”. La sua analisi, infine: “Non credo sia un problema di sanzioni. Il problema è capire le relazioni tra Russia e UE e tra Russia e USA.”

Alessandra Mincone