In questo articolo, pubblicato da Libero Pensiero, Valentina Labattaglia spiega quali siano i 10 motivi che abbiano spinto il travel blogger Mattie Bamman ad amare Napoli.

Ma, come riconosce lo stesso autore statunitense, la città produce un’impressione positiva su alcuni, quanto negativa su altri (“si raccontano tante storie su Napoli quanti sono i suoi volti, ma su una cosa quasi tutti sono d’accordo: o la odi o la ami”). Ed effettivamente qualche commentatore più critico ha obiettato che altrettanti sarebbero i motivi per detestarla, rimestando così una polemica che da sempre accompagna ogni discussione su Napoli:un “paradiso abitato da diavoli” o “la città più civile del mondo”? Posizioni, queste, che contrappongono il dottor Palluotto al professor Bellavista, nel celebre libro di Luciano De Crescenzo.

E ancora riecheggia il duro scontro di opinioni, consumatosi all’indomani della pubblicazione della classifica tra le città per qualità della vita, tra i due scrittori partenopei Erri De Luca e Peppe Lanzetta, che forniscono del capoluogo vesuviano due versioni completamente diverse. Ciò perché, come afferma Erri De Luca, Napoli è effettivamente “troppo fuori scala per poterla misurare”.

Così era inevitabile che la recensione di Bamman, che in altre città sarebbe stata completamente ignorata, finisse per rinvigorire un dibattito mai sopito. E noi di Libero Pensiero in questa discussione interveniamo a modo nostro, ponendo, cioè, ai nostri lettori una domanda non semplice: abbiamo chiesto loro un motivo per andare via e uno per restare. Dieci lettori ci forniscono questi motivi:

1) Luca:

Per andare via: vorrei trasferirmi in una città in cui io non debba temere di ostentare un cellulare o un altro oggetto di valore. Qui alcune esperienze spiacevoli mi hanno decisamente segnato

Per restare: la mozzarella di bufala…. in quale altro luogo la fanno così buona?

2) Luigi:

Per andare via: resistere non serve a niente, se lo si fa non si è eroi, bensì martiri.

Per restare: temo che lontano da Napoli si smarriscano abitudini oramai consolidate che, già lo so, mi mancherebbero terribilmente.

3) Valerio:

Per andare via: caotica, caotica, caotica.

Per restare: è una metropoli in cui tutto è disponibile nel raggio di 100 metri.

4) Rita:

Per andare via: vivere a Napoli stressa. Desidererei uno stile di vita diverso, decisamente più sereno.

Per restare: il clima mite.

5) Massimiliano:

Per andare via: Napoli è una città pericolosa. Non lo dico io, lo attestano le statistiche: risulta prima per reati violenti! Qui, più che altrove, il timore di non rincasare si fa concreto.

Per restare: tutto costa veramente pochissimo.

6) Lorenza:

Per andare via: me ne andrei per vivere meglio, in una città decente, dove i servizi vengano garantiti e gli incivili non la facciano da padrone.

Per restare: ho instaurato un legame affettivo con la città di cui posso non tener conto.

7) Matteo

Per andare via: Napoli non ti offre nulla e non ti offrirà nulla: non cambierà mai.

Per restare: solo a Napoli puoi vivere certi momenti magici, come guardare il panorama più bello del mondo o mangiare una pizza buonissima ad un euro.

8) Assunta

Per andare via: Io ho una grande rabbia dentro, perché so che Napoli potrebbe essere un paradiso, ma forse non lo sarà mai.

Per restare: resterei se trovassi qui il lavoro dei miei sogni.

9) Vittorio:

Per andare via: la città è sporca, non sicura, carente nei servizi e popolata da incivili.

Per restare: è comunque una città molto bella. Bello il panorama, bello il paesaggio, belli certi palazzi, belli i monumenti, belle le chiese.

10) Francesco:

I napoletani sono un motivo buono per restare e per andarsene. Napoli, a differenza di molte altre città, ha un’anima, uno spirito… la “napoletanità” la respiri, per così dire, intendo in positivo in questo caso. Allo stesso tempo la napoletanità è un motivo per scappare, rappresentando (un certo tipo di napoletanità) tutto il peggio che la nostra società possa esprimere. Da un lato la napoletanità illuminata, colta, magari un po’ chiassosa ma unica nel suo genere, la napoli degli artisti, dei commediografi, dei poeti; dall’altro lato una napoli completamente diversa, dove la napoletanità la identifichi con arroganza e sopraffazione. Ecco, i napoletani possono essere un buon motivo per restare e per fuggire.

Possiamo dire che Napoli è la città dei primati: abbiamo primeggiato nella canzone, nel teatro, nella commedia, nell’architettura, nella letteratura, nella poesia; insomma, i napoletani hanno primeggiato in tutti i campi del sapere umanistico…. e poi abbiamo ben altri primati, e qui rimando al Mattino

Danilo De Luca