Dopo dodici giorni di sciopero continuativo, il più grande nella storia della compagnia francese, la situazione tra Air France e i piloti non sembra migliorare.

La mela della discordia è stata la decisione dei vertici dell’azienda di potenziare la controllata Transavia France, nata in Olanda nel 2007 ma rimasta ad operatività controllata finora grazie proprio ad un accordo con la corporazione dei piloti. Il tentativo di ingrandire la controllata, mettendo a rischio la stabilità economica dei contratti di lavoro degli operatori di volo, ponendo sedi in mezza Europa e in particolare in Portogallo aveva appunto scatenato l’ira del sindacato portandolo ad indire l’astensione dal lavoro più lunga mai subita dalla multinazionale ex monopolista.

In questa situazione spicca l’incapacità del governo di François Hollande, di fronte al potere di una corporazione, di portare avanti comunque un piano economico fondamentale per la Francia. Il progetto di espansione su un ramo che ormai domina il 45% del mercato aereo, quello dei voli low cost, è ormai diventato necessario per compagnie come Air France. La compagnia aerea ha quindi molte remore ad abbandonare il progetto.
Due giorni fa, al decimo giorno di sciopero, c’era stato l’annuncio del governo di un definitivo abbandono del progetto, mentre la compagnia smentiva prontamente soprattutto la definitività della sospensione. Il Consiglio di Amministrazione ha dato il pieno appoggio al management nel proseguire con un progetto di riqualificazione della controllata, e quindi la sospensione riguarderebbe per ora solo la delocalizzazione del sedi in vari paesi europei, tra cui l’Italia e, in particolare, il Portogallo.

Di fronte a questo passo avanti che stenta a decollare, lo sciopero continua a costare ai cugini d’oltralpe: più di 200 milioni di euro in dieci giorni secondo le stime riportate dal Sole 24 Ore, in un contesto che sembra sempre più arenato.
L’annuncio della compagnia di abbandonare il progetto di espansione europea, ma senza rinunciare ad uno sviluppo di Transavia in condizioni economiche competitive, non è bastato ai sindacati per concludere lo sciopero.
“Una condizione necessaria ma non sufficiente” allo sblocco delle controversie.

Roberto Davide Saba

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell’università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l’arte e la cultura.