Oggi si è tenuta l’asta dei BOT (buoni ordinari del tesoro) semestrali e ne sono stati collocati 7 miliardi facendo riscontare un tasso in rialzo, rispetto al mese scorso, da 0,136% a 0,232%. Gli operatori avevano previsto un aumento dei rendimenti, assieme al contestuale incremento della domanda che ha sfiorato i 13 miliardi, dovuti in maggioranza alla richiesta di banche ed investitori istituzionali.

Nonostante il rialzo dei tassi, lo spread tra BTP e Bund decennali si aggira attorno ai 139 punti base rispetto ai 138 della chiusura di ieri, dimostrando che la risalita era nell’aria dopo il minimo storico toccato il mese scorso. Presagio confermato anche ieri  dalla crescita dei rendimenti dei CTz (Certificato del Tesoro zero-coupon).

Il dato sicuramente non positivo, sottolineato da pochi o nessuno, è il rendimento decennale dei BTP (buoni del tesoro poliennali) al 2,36% che ci colloca al quarto posto tra i peggiori Paesi di “Eurolandia”, dopo Ungheria (4,6%), Portogallo (3,39%) e Slovenia (2,55%). Ricordando che i BTP sono dei titoli di debito con scadenza oltre l’anno solare, il messaggio che i mercati ci inviano è ancora di totale sfiducia nei nostri confronti.

Nonostante la maggiorazione dei BOT, il programma delle aste di fine mese prevede l’offerta di 8,5 miliardi lunedì 29 settembre, suddivisi tra CCTeu (titoli a tasso variabile che hanno una durata, di norma, pari a 5 anni, i cui interessi vengono corrisposti con cedole posticipate semestrali indicizzate al tasso Euribor 6 mesi. Sulla remunerazione incide anche lo scarto d’emissione, dato dalla differenza tra il valore nominale a rimborso ed il prezzo pagato all’emissione) e BTP a 5 e 10 anni. La particolarità dei CCTeu emessi sarà il loro nuovo benchmark, ossia un nuovo parametro di riferimento per gli interessi che sarà calcolato da un ente esterno a Ministero delle Finanze ed investitori al quale tutti dovranno rifarsi.

Ferdinando Paciolla