Oggi rifletteremo sull’eccezionalità, o sull’eccezionale clamore, del metodo Stamina, la cui paternità è del prof. Davide Vannoni. Il trattamento sfrutta la conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni grazie all’esposizione delle suddette ad una soluzione di acido retinoico diluito in etanolo. Tali neuroni dovrebbero essere impiegati per il trattamento di malattie neurodegenerative, ma al momento non esistono prove scientificamente valide relative alla sua efficacia. Ciononostante Vannoni ha fondato gran parte della sua carriera imprenditoriale proprio su questo metodo. Il suo primo tentativo imprenditoriale nel campo risale alla creazione della Re-Gene s.r.l. al rientro dall’Ucraina, nel 2005, dopo essere stato sottoposto ad un trattamento con cellule staminali per una paralisi facciale. Entusiasta dei risultati ottenuti per sé vuole portare il metodo in Italia ed incurante del fatto che non ha alcuna competenza in campo medico, si lancia in quest’avventura. Tuttavia l’azienda, i cui trattamenti arrivano anche a costare 50.000 euro, è ben presto al centro delle indagini che nel 2009 seguono ad un articolo del “Corriere della Sera” con cui il noto quotidiano tuonava contro le loro pubblicità ingannevoli ed i loro metodi poco chiari. Tuttavia grazie ad un pediatra, il dott. Andolina, che l’imprenditore aveva conosciuto nel 2008 dopo aver salvato un bambino che il medico aveva dato per spacciato, la sperimentazione prosegue, somministrata come cura compassionevole. È lo stesso dott. Andolina a dichiararlo in un’intervista riportata sul sito www.staminafoundation.org.[1]

I presunti successi nella lotta alle malattie neurodegenerative continuano ad accumularsi e per un po’ nessuno sembra prestare attenzioni a questi due buoni samaritani. Allo stesso tempo nessuno presta attenzione al fatto che le continue richieste di brevetto vengano respinte o restino in attesa di ulteriori chiarificazioni, nessuno sembra interessato al fatto che il trattamento sia ancora oggetto di studio, insomma nessuno sembra interessato a ciò che si nasconde dietro quella panacea.

Tutto ciò cambia nel 2013, quando la trasmissione “Le Iene” decide di dedicare al caso una serie di puntate. Del caso si occupano anche l’Accademia dei Lincei e la rivista Nature che in uno dei due articoli che pubblica quell’anno sull’argomento addita il metodo come il frutto del plagio di un metodo già studiato e comunque inefficace. L’imprenditore non si perde d’animo non curandosi di quest’articolo che definisce “il solito articolo politico”, anche se in proposito non specifica la lobby da cui si sente preso di mira. Anzi sempre nel 2013 la Commissione affari sociali dà il via alla sperimentazione clinica con un finanziamento di tre milioni di euro per il biennio successivo.

Tuttavia il retrofront arriva dopo poco da una commissione del Ministero della Salute che avanza qualche dubbio sulla base scientifica del metodo. Infatti, come dichiarato dalla ricercatrice Elena Cattaneo dell’Università di Milano alla rivista Nature, non esistono ad oggi dimostrazioni che quelle specifiche cellule staminali siano capaci di diventare neuroni. Da questo momento in poi parte una fase giudiziaria complessa durante la quale si alternano ricorsi e divieti e che sfortunatamente, o per fortuna, questo poi saranno ben più accurati pareri scientifici a decretarlo, è ancora in atto.

Certo non volevo portarvi a ragionare su realtà documentate, né tantomeno ero interessato a fare una cronistoria del metodo Stamina. Ciò su cui invece dovremmo ragionare è l’altruismo, la forza spingente di questa storia. Non essendo un medico, il prof. Vannoni non è mai stato tenuto a prestare il giuramento d’Ippocrate, né tantomeno ad affidare la propria reputazione alla sua competenza in campo medico o alle sue doti morali. Nonostante questo ha creato una onlus, la Stamina Foundation“una fondazione senza fini di lucro che ha come obiettivi quello di diffondere la conoscenza sulle cellule staminali e di promuovere le cure su diverse patologie per le quali sono già presenti in letteratura sperimentazioni accreditate sull’uomo”. Peccato però che la fondazione abbia pensato di creare un processo che sin dalle prime fasi è diverso da quelli già presenti in letteratura. Aldilà poi del fatto che questa fondazione senza fini di lucro sigli accordi, attraverso la persona di Vannoni, con multinazionali come la Medestea. Occorre inoltre specificare che i dubbi riguardano esclusivamente il “metodo Stamina”, essendo infatti le cellule staminali già impiegate da qualche anno, per esempio, per la cura di degenerazioni maculari dell’occhio. Non vorremo però ora entrare a far parte dei detrattori che spingeranno il fondatore di Stamina Foundation a migrare alle Isole di Capo Verde, come ha più volte minacciato di fare, ma certo ci sono alcune ombre che andrebbero diradate. A tal proposito, ben consci che lo stesso Louis Pasteur fu guardato con sconcerto dai suoi contemporanei quando propose il suo vaccino e che quindi potremmo essere in errore, avevamo chiesto a Vannoni ed Andolina di rispondere ad alcune nostre domande:

“Gentile prof Vannoni, gentile dott. Andolina,

vi scrivo perché la settimana scorsa il direttore del giornale con cui collaboro, “Libero Pensiero”, mi ha chiesto di scrivere un articolo sul metodo Stamina. Vi confesso di non essere un giornalista e che pertanto, più che il risalto mediatico, ciò a cui aspiro è una parvenza di verità all’interno dei miei articoli. Sono uno studente di ingegneria e mi è stato insegnato ad essere più razionale che emotivo, ma devo ammettere che cercando materiale per il mio articolo ciò che ho trovato a proposito del metodo Stamina non mi ha fatto piacere. Persino Nature, che non è solita attaccare i pionieri, si è schierata contro tale trattamento. Prima però di scrivere un articolo sulla spinta di informazioni di parte, mi chiedevo se fosse possibile porvi poche domande in proposito. Le vostre parole, come ovvio, saranno riportate in maniera completa e non opererò tagli se non dopo aver ottenuto il vostro consenso.”

Ad oggi tale mail non ha ancora ricevuto risposta, ma ci auguriamo che, seppur non attraverso noi di “Libero Pensiero”, il fango gettato sul metodo Stamina, o il lercio che né è alla base, sia presto smascherato come tale.

Francesco Orefice

 

[1] “Fino alla fine del 2009 furono così una cinquantina i pazienti che abbiamo curato con cellule mesenchimali, prevalentemente affetti da malattie neurologiche (Morbo di Parkinson, Paresi Sovranucleare Progressiva, Atrofia Multi Sistemica, Ictus, Retinopatia Diabetica, Maculopatia, paraplegie e tetraplegie), autoimmuni (psoriasi, Sclerosi Multipla) e genetiche (Niemann Pick, Distrofia Muscolare) ed ottenendo importanti risultati su più di 2/3 dei pazienti, mentre i più modesti risultati ottenuti da coloro che ritenevamo avere risposto poco o nulla alla terapia si sono dimostrati, a distanza di un anno dall’interruzione delle terapie, essere, invece, significativi. Infatti avevamo fermato le rapide progressioni delle patologie seppur non avessimo, almeno apparentemente, ottenuto miglioramenti significativi.”