Torna alla carica Matteo Renzi su Jobs Act, riforma della giustizia e della PA, snellimento della burocrazia. Il premier italiano, in visita alla comunità tricolore di New York, dopo aver presenziato all’apertura della conferenza ONU sui cambiamenti climatici e aver incontrato gli a.d. di Google, Twitter e Yahoo!, si sofferma per un incontro cordiale col sindaco della Grande Mela, Bill De Blasio, e per colloquiare con la folta rappresentanza di connazionali presenti nella città.

“Siamo pronti a fare battaglie in Parlamento e a sfidare i poteri forti, anche se più dei poteri forti temo i pensieri deboli”, ha affermato ai cronisti che chiedevano lumi sul processo di riforme interne, in particolare sul Jobs Act e l’attesa rivoluzione nel mondo del lavoro. Dopo i confronti e gli scontri, talvolta molto accesi, degli ultimi giorni, con i sindacati sul piede di guerra che annunciano una manifestazione di piazza il 25 ottobre, Renzi ha tenuto a sottolineare la bontà dell’operato svolto di concerto con il ministro Poletti: “Sul Jobs Act non ci sarà alcun pasticcio: faremo una riforma fatta bene, che sarà degna di questo nome”.

Il premier, come da abitudine, non ha mancato di far giungere stilettate ai sindacati che tanto ferocemente stanno osteggiando il processo di riforma del lavoro, e in particolare l’anelata cancellazione dell’articolo 18: “La riforma del mercato del lavoro in Italia è una priorità, e se i sindacati sono contro per me questo non è un problema”.

Un discorso a tutto campo, che si è soffermato anche sulla necessità stringente di cambiare il Paese per renderlo più moderno ed efficiente, passando attraverso un ripensamento profondo di burocrazia, istituzioni e giustizia. Pur ammettendo i problemi nel rilanciare l’economia, dovuti in particolare ad un debito pubblico molto elevato, Renzi ha elogiato la capacità delle aziende di crescere (nonostante i fallimenti siano aumentanti di un ulteriore 14%) e la creatività e l’innovazione tipica del made in Italy. Un assist al primo cittadino De Blasio, che dal canto suo ha tenuto, per l’occasione, a ricordare le sue origini italiane: “È un grande piacere incontrare Matteo, soprattutto perché siamo paesani: il suo successo in Italia è necessario”. Il sostegno del sindaco è andato ad aggiungersi a quelli già incassati dal governatore Cuomo, “paesano” come De Blasio, e dell’ex-presidente Bill Clinton.

Del resto, Renzi incarna perfettamente la figura del politico liberal di stampo moderno, riformatore e globalista, in linea con la più consolidata tradizione democrat americana. Sarà per questo che, nella terra a stelle e strisce, riscuote un consenso anche maggiore che nel suo Paese.

Emanuele Tanzilli