Clamore al Quirinale: Giorgio Napolitano verrà ascoltato dai giudici di Palermo in merito al processo sulla trattavia Stato – Mafia. Piena disponibilità da parte del Presidente, ma ciò che realmente ha smosso le acque della politica italiana è il fatto che, nel corso dei 68 anni della Repubblica, mai nessun capo di stato si era messo a disposizione dei magistrati per fornire una sua testimonianza.

Caso più unico che raro, quindi, ma dal Quirinale fanno comunque sapere che il tutto si svolgerà a porte chiuse nella residenza presidenziale, con il massimo riserbo e alla presenza dei pm e degli avvocati difensori degli imputati.

«Prendo atto dell’odierna ordinanza della corte d’assise di Palermo. Non ho alcuna difficoltà a rendere al più presto testimonianza, secondo modalità da definire, sulle circostanze oggetto del capitolo di prova ammesso.» questo quanto dichiarato da Napolitano in una nota diffusa dal Quirinale nella giornata di ieri. Già nell’ottobre scorso, tuttavia, quando il polverone aveva cominciato ad alzarsi attorno ad una sua possibile testimonianza, il presidente aveva dato chiara disponibilità ai pm palermitani, pur tenendo a chiarire che egli non aveva «nulla da riferire». A quanto pare però, dello stesso avviso non sono stati i magistrati, i quali però ci tengono a far sapere che la testimonianza del presidente non sarà «né superflua né irrilevante, ma verrà ugualmente sentito anche solo per acquisire una dichiarazione negativa sulla conoscenza dei fatti.» Un passo importante dunque, che probabilmente rivoluzionerà il rapporto tra capo di Stato e giudici, ma proprio in tema di giustizia Napolitano è tornato a farsi sentire.

Sempre più vicino al lascito anticipato del suo mandato (i rumors prevedono eventuali dimissioni nei primi mesi del 2015), il presidente non intende comunque mollare sulle riforme che potrebbero risollevare le sorti del nostro Paese. E dopo essersi espresso in merito alla riforma elettorale e alla riforma istituzionale, ecco che Napolitano torna a battere ferro su quella della giustizia, i cui lavori sono estremamente lenti.

A detta del presidente bisogna fare «in fretta e bene» perché solo «uno spedito funzionamento del sistema giudiziario può dare le certezze e le garanzie di cui ha indispensabile bisogno lo sviluppo dell’attività economica e dell’occupazione. Questo è ormai un nodo essenziale da sciogliere per ridare dinamismo e competitività all’economia italiana.»

Maria Stella Rossi