Il nostro viaggio settimanale nel mondo socio-culturale delle tifoserie del mondo, dopo aver lasciato l’Italia, ci porta più a nord, direzione Germania, nel Mondo della Bundesliga e dei tifosi di uno dei campionati meglio organizzati d’Europa. Un calcio che ha ispirato storie, aneddoti e celebri frasi come quella famosa dell’inglese Gary Lineker: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, ed alla fine vincono i tedeschi”. Ecco, magari se non trovano l’Italia in semifinale.

Di seguito un ritratto ironico dei tifosi tedeschi. Nota importante: qualsiasi stereotipo il lettore dovesse trovare in questo articolo, prima di smentirlo sarebbe bene riflettesse sull’effettiva natura del luogo comune, perché tali luoghi comuni, per esistere, devono pur avere un fondo verità.

Il fenotipo dei tifosi tedeschi

Biondissimo, appassionato, amante della compagnia e di ottime birre: il tifoso tedesco è di quelli che tutti vorrebbero al proprio fianco, in un pub bavarese, a vedere centinaia di partite. Se vi aspettate però che si ponga il problema di spiegare o commentare tecnicamente la partita, avete sbagliato strada: questo lavoro viene lasciato pienamente ai giornalisti del settore (e in Germania ce ne sono di cattivissimi), che soprattutto in periodo di mondiali o europei, quando sono le nazionali a scendere in campo, riescono a dare il meglio nella doppia funzione dello spronare la squadra ed ironizzare sulle altre.

Il tifoso tedesco sa di avere una nazionale forte, con progetti decennali portati a compimento, e sempre nuovi campioni a renderla di competizione in competizione, costantemente una delle prime quattro. Questa certezza però risente di alcune regole mistiche delle competizioni calcistiche, che tendono ad insinuare in lui sempre qualche dubbio sui propri mezzi. Per il tifoso della Germania trovarsi in semifinale con l’Italia, rende la settimana che precede la partita un insieme di riti che si susseguono, quasi come le cinque fasi di elaborazione del lutto teorizzate dalla psichiatra svizzera Elisabeth Kubler Ross:

  • All’inizio c’è la negazione, il rifiuto:“Di nuovo l’Italia? Ma è un incubo, non può essere!”.
  • Poi c’è la fase della rabbia:“Maledetti mangiaspaghetti, sempre fra le balle (Si, in tedesco ma rende così l’idea, ndr)”.
  • A questa fase segue quella della contrattazione, del patteggiamento:“Dio, se fai vincere la Germania faccio un mese d’astinenza dalla birra” (probabilmente lassù qualcuno conosce bene i suoi polli, e ci crede poco).
  • Dopo l’esito della partita, dopo giorni e giorni di articoli di giornale che inquadrano il tifoso Italiano e la Nazionale nostrana come un nemico già sconfitto, inizia la fase della depressione, che è quella che ha colpito probabilmente, al goal di Grosso nel 2006, tutti i tifosi Tedeschi, che già pensavano “Aridaje…”.
  • Infine l’accettazione:“Abbiamo perso, vinceremo il prossimo”. Ecco, quest’ultima fase rende comprensibile il profilo del tifoso tedesco: passione, tanta passione, ma chiusa la partita si riapre un altro ciclo, che è quello che li ha portati al mondiale appena conclusosi, a stravincere la competizione. Perché i tifosi tedeschi credono nei mezzi delle proprie squadre del cuore, e sanno che la sfortuna non è una regola (qualcuno lo spieghi a Mazzarri), ma un incidente di percorso da cui ripartire ancora più forti.

Nella prossima puntata, parleremo di altro tifosi, dall’altro lato del mondo: i tifosi sudamericani!

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Pier Gaetano Fulco