Si è conclusa senza il raggiungimento di un accordo la settimana di negoziati fra l’Iran e il gruppo dei 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Germania, Regno Unito e Francia) sul programma nucleare portato avanti da Teheran. I colloqui, intercorsi presso l’assemblea generale ONU a New York, hanno evidenziato ancora gravi divergenze fra le parti in causa, così come trapela da fonti diplomatiche americane, e sono avanzati in modo lento e tortuoso.

Difficile, a questo punto, che si possa giungere ad un accordo definitivo entro la data del 24 novembre, inizialmente stimata come target di arrivo dai rappresentanti ai tavoli dei negoziati. Il programma di arricchimento dell’uranio è e resta un punto fermo delle politiche energetiche dell’Iran e su questo il presidente Rohani non sembra intenzionato a transigere, insistendo che le sanzioni imposte al suo Paese da USA ed UE siano prive di motivazioni e, pertanto, da ritirare. Il timore degli USA, neanche troppo velato, è che in realtà il vero scopo del programma sia la creazione di arsenali nucleari: un’eventualità che a Washington vogliono assolutamente scongiurare.

Ma le trattative vanno avanti, seppur a rilento, condotte dalla “Lady PESC” uscente Catherine Ashton. Del resto, dall’insediamento in Iran del presidente Rohani è stato chiaro fin da subito che si sarebbe dato il via ad un nuovo corso più benevolo e meno intransigente alle prevaricazioni occidentali. I rapporti con il predecessore Ahmadinejad, invece, erano giunti più volte ad una tensione tale da sfiorare il punto di rottura. Uno scenario che sembra essere radicalmente mutato, se è vero che, al termine di due ore di fitti colloqui tra il segretario di Stato USA John Kerry e il suo omologo iraniano Mohamad Javad Zarif, le parti, pur annunciando di essere ben lontane da un accordo, continueranno ad aggiornarsi: secondo alcune indiscrezioni, sarebbe al vaglio dei responsabili americani una nuova proposta, che prevederebbe il mantenimento delle centrifughe già attive ma la riduzione dello stock di gas di uranio da immettere nelle turbine, in modo da richiedere un anno di lavoro per la creazione di una testata nucleare.

Ipotesi ancora ben lungi dal divenire realtà, ma l’impasse potrebbe sbloccarsi con la comune volontà dei Paesi coinvolti e, forse, anche con un aiutino da parte dell’Italia. Ad alcuni giornalisti, il presidente Rohani ha infatti confidato che “L’Iran conta sull’Italia e siamo pronti a rafforzare i rapporti con Roma: è tra i Paesi europei con cui abbiamo le migliori relazioni, commerciali, culturali e politiche. E queste relazioni siamo pronti ad ampliarle e rafforzarle”. Rapporti che, del resto, sono consolidati già dai tempi di Romano Prodi, che nel 1998 fece visita a Teheran interrompendo un gelo diplomatico che durava dal 1979.

A margine della discussione sul programma nucleare, anche l’attuale Lady PESC Federica Mogherini è intervenuta per spiegare l’importanza dell’accordo, soprattutto in merito al ruolo che l’Iran potrebbe svolgere nell’arginare la minaccia dell’ISIS. “C’è la consapevolezza da parte di tutti – ha spiegato Mogherini – del fatto che l’Iran può svolgere un ruolo positivo, un ruolo che sarebbe cruciale”.

 

Emanuele Tanzilli