Non c’è pace sul Jobs Act, la famigerata riforma del lavoro che tutti attendono da mesi e che divide il mondo delle parti sociali e dei partiti. I protagonisti dell’eterna discussione sono Matteo Renzi, premier e leader del PD, il segretario della CGIL Susanna Camusso e infine Stefano Fassina. Ognuno con le proprie idee, ognuno con le proprie opinioni e, perché no, anche con velate speranze, minacce e domande.

Su quest’ultimo punto, proprio Stefano Fassina ha deciso di porre le sue dieci domande sul Jobs Act, scegliendo le pagine virtuali dell’Huffington Post Italia per esporre i suoi dubbi ed eventuali suggerimenti, soprattutto di matrice economica.

«La politica macro-economica è la variabile decisiva. La ripresa dell’economia può arrivare soltanto da una forte ripresa della domanda aggregata. Soltanto così si possono determinare effetti positivi sulla quantità e qualità dell’occupazione.» e sul semestre italiano in Europa dice «sarebbe utile sapere dal Governo, prima di decidere sulla regolazione del lavoro, quali passi avanti si fanno durante la presidenza italiana dell’Unione europea per correggere la rotta insostenibile del mercantilismo liberista. E, quindi, conoscere qual è il segno e quali sono i principali contenuti della legge di stabilità in arrivo. Ha un segno espansivo? Il segno espansivo è sufficientemente robusto da generare un effetto positivo sul Pil e sull’occupazione? Qual è la composizione in termini di spese e entrate? Qual è il programma su privatizzazioni e utilizzo di eventuali proventi?»

Domande forse legittime, fredde e calcolate, a cui si posso aggiungere i dubbi sull’effettiva validità del Jobs Act: «quali tipologie contrattuali vengono cancellate? Quali tipologie contrattuali oggi escluse vengono coperte con misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione, di indennità di maternità, di indennità di malattia? Qual è l’ordine di grandezza della platea coinvolta? Che cosa vuol dire, per i neo assunti, “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”? Si elimina la possibilità di reintegro in caso di licenziamento senza giustificato motivo oppure tale tutela entra in vigore dopo un periodo tempo? È consapevole il governo che in nessun paese europeo alla persona che lavora è sottratto il diritto di rivolgersi a un giudice per licenziamento senza giustificato motivo?»

Domande a cui il governo dovrebbe dare effettivamente risposte esaurienti, soprattutto per chi, come Fassina, si interroga su una riforma a cui in molti guardano con profondo pessimismo e insoddisfazione. L’esempio lampante potrebbe essere rappresentato da Susanna Camusso.

Durante l’assemblea nazionale della Fiom, difatti, il segretario generale della CGIL ha chiarito la propria posizione in merito, affermando che, nel caso in cui il governo Renzi decida si proseguire con l’approvazione della riforma tramite decreto legge, la CGIL sarà pronta a rispondere con uno sciopero generale. «Bisogna dare un messaggio di rappresentanza universale del lavoro: non si può offrire l’idea di lavoro, di libertà del lavoro, di universalità dei diritti dando l’impressione che il sindacato non è unito su queste cose. Ho sentito le affermazioni di un segretario dimissionario che mi hanno fatto pensare che non ci fosse il necessario rispetto nei confronti della CGIL, ma credo che dobbiamo guardare davvero un po’ in avanti.»

Eppure, nonostante le opposizioni Matteo Renzi cerca di rimanere a galla utilizzando l’arma dell’ottimismo. Di ritorno da una visita ufficiale negli Stati Uniti, il premier ha pensato bene di registrare un videomessaggio, pubblicato poi sul sito ufficiale del governo e riportato dalle principale testate giornalistiche e televisive. «In questa missione negli Stati Uniti abbiamo soprattutto ricordato una grande frase di un grande, grande, grande personaggio delle Nazioni Unite, Dag Hammarskjöld. Lui diceva “al passato grazie, al futuro sì.” Se ci pensate, è un po’ l’emblema dell’Italia e, forse, anche di quelle tante donne e uomini che continuano a credere che l’Italia non sia un Paese finito, ma bensì che sia un Paese infinito, pieno di risorse, pieno di bellezza.»

Maria Stella Rossi