Si dice che la Storia debba avere la funzione di “Magistra vitae”, ossia, in parole povere, il passato deve darci istruzioni sul futuro. In tal caso l’esempio datoci dalle Quattro Giornate dovrebbe averci insegnato non poche cose, ma in realtà la Storia non è per niente magistra vitae, e noi tendiamo a dimenticare.

Uno degli eventi più gloriosi della storia di Napoli, un VERO record di cui andare fieri, rispetto ai primati in realtà inutili ripetuti a menadito dai neoborbonici (come la prima ferrovia in Italia), è l’esser riusciti a liberarsi dai Nazisti senza l’aiuto delle truppe angloamericane tra il 27 e il 30 settembre 1943, anniversario che ricorre in questo periodo. Ricapitolare cosa sono state le Quattro Giornate in dettaglio è inutile; facciamo finta che davvero la Storia abbia una funzione didattica e debba insegnarci qualcosa: quale sarebbe il lascito delle Quattro Giornate?

Nel caso particolare, dovrebbe ricordarci che Napoli ha una tradizione antinazista. La storiella dell’accoglienza ironica data dai Napoletani ad Hitler, nella sua visita avvenuta 5 anni prima, è probabilmente irrilevante (http://www.napolitoday.it/cronaca/ironia-napoletani-visita-hitler-1938.html), ma le Quattro Giornate hanno visto un’ampia mobilitazione della popolazione napoletana, unica in blocco contro gli invasori tedeschi.

Ogni nazione si fonda su miti. Il Regno d’Italia aveva il mito del Risorgimento, la Repubblica italiana è sorta sul mito della Resistenza. L’apologia del fascismo è incancellabile più per il suo valore simbolico che per un’effettiva paura di un ipotetico ritorno del partito fascista. Eppure questo mito è stato calpestato. L’ignoranza della Storia, una malattia gravissima di cui soffre per l’Italia, a causa della quale il popolo letteralmente ignora il suo passato, fa sì che si invoca il ritorno del duce, diventato modello del politico integerrimo, opposto all’attuale classe dirigente sprecona e inefficiente. Colui che di bene ha fatto unicamente qualche bonifica, a fronte dell’instaurazione di una dittatura liberticida, diventa un eroe, un faro, la speranza per il futuro. La Resistenza viene rovesciata e il fascismo viene mitizzato.

Napoli deve riscoprire l’antifascismo. Attenzione, non quello dei sedicenti “antifa”, che, in verità, hanno ereditato idee e modus operandi dalle squadracce. Napoli, come l’Italia intera, deve abbandonare la volontà di aggrapparsi al mito del grande uomo che risolverà tutto, perché, appunto, è solo un mito, e la realtà è ben diversa. Napoli ha cacciato a pedate Hitler e dopo anni e anni alcuni cercano di riaccoglierlo a braccia aperte.

Hitler è in ogni leader carismatico qualunquista che pretende di avere la ricetta per guarire ogni male dell’Italia, quando, invece, è egli stesso il cancro da estirpare. Non farò nomi, perchè voi lettori sapete già di chi parlo. La soluzione che diventa problema: questo è stato il fascismo. Se davvero avessimo imparato, se davvero la Storia fosse magistra vitae, allora le masse non si farebbero comandare dall’homo novus di turno novello pifferaio magico.

Ma c’è un’altra lezione che Napoli dovrebbe imparare. Qualcosa da ereditare al più presto. Lo spirito di resistenza. La volontà di ribellarsi. Il coraggio di alzare la testa nonostante il nemico che si trovi di fronte sia il male assoluto.

Ma Napoli, il suo nemico, l’ha accolto a braccia aperte e l’ha eletto a capo del villaggio. Una città china a 90° di fronte alla camorra, e che ha, purtroppo, dimenticato di esser riuscita a cacciare gli uomini di Hitler in sole quattro, eroiche, giornate.

Siamo diventati impassibili, impotenti. Abbiamo imparato a convivere col nostro nemico, a volte a farcelo piacere, in una versione particolare della sindrome di Stoccolma. Ormai è parte integrante del nostro tessuto sociale, è robba nostr, è sangue del nostro sangue. Non è più un corpo estraneo da rigettare. Il nostro corpo l’ha riconosciuto come sua parte integrante. Pizza, mandolino e camorra.

Ciò che i movimenti meridionalisti dovrebbero fare non è concentrarsi sulle dichiarazioni di questo o quel politico razzista. Quelle sono cazzate. Il nemico di Napoli è napoletano, cammina e vive insieme a noi. I novelli Masaniello dovrebbero prendere a modello i napoletani del ’43, o, addirittura, quelli della rivoluzione del 1799. Coloro che sono scesi in strada e hanno rischiato la vita.

Oggi, invece, si scende in piazza per difendere le proprie metastasi, perché dalle Quattro Giornate non abbiamo imparato assolutamente nulla.

 

Il Direttore

Davide Esposito