Che l’Australia non fosse il Paese più ospitale del mondo era cosa nota e risaputa. Ma l’accordo raggiunto nelle ultime ore tra il ministro dell’immigrazione Scott Morrison e il ministro dell’interno cambogiano, Sar Kheng, desta oltremodo scalpore e indignazione. Per risolvere il problema dei migranti, a Canberra hanno infatti pensato di metterli letteralmente in vendita al povero Stato asiatico. Così, l’Australia spera di porre un argine alle problematiche esportando i migranti verso l’Asia, ricompensando per “l’ospitalità” il Paese che se ne fa carico: nella fattispecie, la Cambogia.

Sembra una storia surreale, ma in realtà la destra conservatrice al governo in Australia ha da sempre posto l’accento sulla necessità di sbarazzarsi degli immigrati che affollano le strutture di accoglienza offshore, situate sull’isoletta di Nauru, a Manus e in Papua Nuova Guinea. Circa 3300 i richiedenti asilo, fra cui 222 bambini stipati nel centro di Nauru, dove continuano ad essere smistati i nuovi arrivi al largo di Christmas Island, creando una sorta di caso-Lampedusa anche in Australia.

L’accordo prevede un aiuto finanziario complessivo di 35 milioni di dollari, spalmati in 4 anni, da aggiungersi ai 75 già previsti per il biennio 2014-2015, in cambio dei quali la Cambogia si farà carico di ospitare diverse migliaia di migranti, accogliendoli nella prima fase del trasferimento. In seguito, ad ognuno spetterà il compito di provvedere autonomamente alla propria sussistenza.

“Nessuno verrà forzato a partire”, assicura il ministro Morrison: il trasferimento dovrebbe quindi avvenire su base volontaria. Resta da chiedersi chi potrà mai accettare di essere smistato in un Paese da sempre al centro di diatribe per il trattamento riservato agli immigrati e per la ripetuta violazione dei diritti umani. La Cambogia era stata al centro di accuse da parte della stessa Australia, nello scorso gennaio, all’audizione ONU per i diritti umani; adesso, invece, a Canberra sembrano aver mutato decisamente idea, a tal punto da invitare gli immigrati a trasferircisi.

Immediate e veementi le polemiche insorte da numerose associazioni umanitarie in tutto il globo, prima fra tutte Amnesty International, che in un comunicato stampa del 26 settembre, tramite il proprio responsabile dell’area pacifico-asiatica Rupert Abbott, dichiara:“Quest’accordo pone gli interessi politici di breve termine del governo australiano davanti alla protezione di alcune delle popolazioni più vulnerabili al mondo”, rincarando poi la dose: “Ciò rende la Cambogia complice della violazione dei diritti umani da parte dell’Australia”.

 

Emanuele Tanzilli