Il premier Matteo Renzi rilascia nuove dichiarazioni in merito ad alcune voci che confermerebbero l’ipotesi da parte di cosiddetti “poteri forti” di volerlo sostituire alla carica di presidente del consiglio e di segretario del PD.

“Se pensano di avere i numeri e il candidato giusto, ci provino. Mentre per la segreteria del PD, beh, sarebbe paradossale che dopo aver preso il 41% del paese ed un’ampia maggioranza in Parlamento, si chiedesse ai democratici di rinunciare a fare tutto ciò che abbiamo promesso. Non abbiamo raggiunto questo risultato europeo, che non ha eguali in Europa e che in Italia non si verificava dal 1958, per abdicare.”

Renzi si mostra sicuro di poter contrastare questi determinanti poteri italiani, non per l’ossessione di parlarne mediaticamente, né per nascondere contenuti difficoltosi circa i vari progetti di riforma: “I poteri forti o presunti tali, sono quelli che in questi vent’anni hanno assistito silenziosi o complici alla perdita di competitività di questo Paese. Ora mi chiedono in sei mesi quello che loro non hanno fatto in vent’anni.” E rabbia e gelo inondano la voce del premier, che orgoglioso, dichiara anche di essere “senza padroni e senza padrini”.

“Mi fanno paura i pensieri deboli più che i poteri forti. Negli ultimi giorni si sono schierati contro il governo direttori di giornali, imprenditori,  banchieri, prelati; ma è normale: ho trentanove anni, sono il capo del partito più grande d’Europa, alla guida del Paese più bello del mondo. Qualche critica mi sembra il minimo. Anche perché governo senza di loro, senza omaggiarli, consultarli, accontentarli.”

Poi, restando in tema di poteri forti, rilascia anche qualche meritevole considerazione riguardo l’editoriale di De Bortoli: “A casa nostra siamo boy scout. Il direttore parla di odore di massoneria senza spiegare come dove e perché.” In seguito, Renzi si distacca del tutto dall’argomento in ragion di legenda: “ho visto logiche di interessi personali, di ambizioni,  di strategie. Ma non ho mai visto questa potente massoneria all’opera”.

Riguardo ai poteri europei, invece, la questione è molto più delicata. Renzi si difende dalle accuse di voler scontare dei conti con l’Europa con l’austerità, affermando che si deve intervenire coraggiosamente sul mercato del lavoro in quanto il tasso di disoccupazione giovanile è rappresentato dal 43%. E poi “dopo aver impostato riforma costituzionale, legge elettorale, riforma della giustizia civile e pubblica amministrazione, la riforma del lavoro ci consentirà di andare in Europa senza più nulla da dimostrare.” Riguardo la flessibilità: “non è una gentile concessione. Faremo le riforme mantenendoci nel limite del 3% come concordato col Ministro Padoan. Se la Merkel avesse da ridire, ricordiamole che lei non guida il governo Italiano.”

Chiarimenti arrivano anche in merito alla bufera di confusione sull’articolo 18: “si deve rottamare. È utile come un rullino in una macchina fotografica digitale. Su oltre ventidue milioni di lavoratori, nel 2013, è stato utilizzato da meno di 3000 individui. E poi crea incertezza nelle aziende.” Sarà concesso di utilizzarlo come difesa ideologica attraverso il reintegro solo in caso di licenziamento discriminatorio; ma la nuova riforma del lavoro consente nuove possibilità attraverso un corso di formazione e un indennizzo.

La decisione verrà presa lunedì 29 settembre in un’agorà di persone: “gruppi parlamentari, maggioranza, minoranza, segreteria, direzione, assemblea dei circoli e comitato dei garanti. Si discute, ci si ascolta e si decide”. E poi conclude: “Accetterei anche i voti di Forza Italia che sarebbero determinanti su più di un emendamento.”

Riguardo la sua condizione pubblica, il premier ritiene che sia impossibile riuscire a mantenere un consenso cittadino ampio e stabile, ma l’importante è ripristinare la concretezza della politica. Riguardo Della Valle, da cui Renzi è stato definito una “sòla”, egli risponde educatamente e diplomaticamente: “nessuna polemica personale. È stato un buon imprenditore, vedremo come sarà da politico. Se ci dà consigli lo ascolto, ma lui vuole costruire un partito, mentre io devo cambiare il Paese.”

Poi prosegue dichiarando che la riforma elettorale è agli sgoccioli: “ormai ci siamo. Con questo ballottaggio si manda in soffitta il tentativo di distruggere il bipolarismo in Italia. Si vuole impedire l’affermazione di un sistema per cui chi vince governa.”

Riguardo il caso De Magistris, invece, in qualità di ex-sindaco, Renzi prende posizioni non scontate: “condannare una sentenza di primo grado per me è ingiusto. Ma finché ci sono le leggi, vanno rispettate.”

Mentre sul ruolo vestito dalle toghe è disciplinato e oggettivo: “le toghe non condizionano. Voglio che i giudici non scelgano i candidati e per questo non do valore decisivo all’avviso di garanzia. Voglio che i giudici non scelgano i lavoratori e per questo non credo al reintegro. Se c’è stato condizionamento, non è dipeso dalla magistratura, ma alla mancanza di coraggio della politica.”  E finisce, riponendone comunque una fiducia d’indipendenza e lealtà, ripensando all’eventuale sentenza del padre, accusato di evasione fiscale: “auguro ai giudici di Genova di lavorare con serenità e senza pressione esterne. Difendo l’indipendenza della magistratura e mi affido alla presunzione d’innocenza prevista dalla Costituzione.”

Alessandra Mincone